Torino può fermare la fuga dei giovani

Intervista – Il 56% dei giovani torinesi è disposto a lasciare Torino in cerca di lavoro. Lo certifica un’indagine condotta dall’associazione giovanile «Omnia Torino» su un campione di 500 under 35enni. L’ingegner Pietro Andreotti, 30 anni, presidente di «Omnia Torino» ne parla su «La Voce e Il Tempo» in risposta al dibattito della scorsa settimana fra il Sindaco Lo Russo, l’Arcivescovo Repole e il Presidente della Regione Cirio

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«Senza giovani non ci sarà Torino». Nell’affollato dibattito di martedì 16 gennaio al teatro San Giuseppe tra l’Arcivescovo Repole, il sindaco Lo Russo e il presidente della Regione Cirio è giunto un appello condiviso a mettere i giovani al centro con un investimento prioritario per garantire un futuro alla città.

Abbiamo raggiunto Pietro Andreotti, 30 anni, torinese, ingegnere nell’ambito dei servizi pubblici, presidente dell’associazione «Omnia Torino», un gruppo di 50 giovani professionisti under 35, fondato nel 2020, che attraverso indagini, studi e il confronto con istituzioni e diverse realtà del territorio intende progettare il futuro della Città Metropolitana torinese.

Il gruppo prende le mosse dall’oratorio salesiano Michele Rua con un’indagine sui giovani di Barriera di Milano rispetto alla vita nel proprio quartiere. Lo studio arriva poi a tutta la città con la ricerca «Vivere Torino» (2022) che ha coinvolto oltre 500 ragazzi torinesi con l’intento di stimolare la partecipazione giovanile «dal basso» nella costruzione della Torino di domani. Nell’indagine solo il 44% dei giovani coinvolti ha espresso il desiderio di non voler lasciare la città.

Pietro Andreotti, presidente di “Omnia Torino”

Migliaia di giovani si formano a Torino, sia residenti che fuori sede, e poi vanno a lavorare all’estero. Numerosi giovani non studiano e non lavorano. Come invertire questa tendenza?

«Omnia Torino» nel 2024 metterà al centro l’attrattività del capoluogo piemontese per i giovani. In primo luogo riteniamo sia fondamentale la co-progettazione tra le istituzioni, i diversi attori del territorio e le nuove generazioni. Questa è la mission con cui è nato il nostro gruppo: i giovani, come è stato sottolineato nel dibattito al San Giuseppe, devono essere parte della costruzione del futuro dell’area torinese. È responsabilità di tutti rendere Torino una città vivibile e attrattiva per le nuove generazioni, quelle attuali e quelle future.

Come gruppo abbiamo la possibilità di fare da cassa di risonanza per i coetanei che vogliono fare la propria parte per la città, che amano Torino e non accettano di rassegnarsi al suo declino, e quindi di lasciare questo territorio.

Qual è il primo elemento su cui Torino deve puntare per essere attrattiva per i giovani?

In primo luogo è essenziale che l’area metropolitana abbia una strategia industriale chiara e ben definita. Come mostrano i dati crescono il turismo e altri settori, ma è impensabile che Torino rinunci alla vocazione industriale. Questo anche a partire dai grandi gruppi industriali che sono chiamati a chiarire i progetti sulla città. I giovani che studiano e vivono a Torino devono sapere qual è la strategia industriale, altrimenti diventa difficile sostenere il passo di altre metropoli italiane, e soprattutto europee, che stanno correndo nel costruire città a misura di giovani, e non solo, per garantire lo sviluppo nel futuro.

Quali sono gli altri elementi per evitare la “fuga” dei giovani o garantire un futuro a chi fa più fatica ad inserirsi nel mondo lavorativo?  

Gli elementi secondo noi corrispondono alle quattro aree di lavoro al centro dell’azione di «Omnia Torino»: Cultura diffusa, Smart city, Ambiente e «Gener-Azione». Quest’ultima è un’area che fa da collante alle altre tre attraverso il dialogo e il confronto con tutti gli stakeholder del territorio.

Partiamo dal tema della salvaguardia dell’ambiente su cui proprio i giovani sono impegnati in prima linea e spronano il mondo degli adulti….

Su questo punto, ricollegandoci al tema dell’occupazione e dell’attrattività di Torino per i giovani, bisogna guardare ai cosiddetti green job (lavori verdi) che puntano alla transizione energetica e che vanno sempre più diffondendosi. Lo scorso anno abbiamo organizzato un dibattito per comprendere quali innovazioni green si possano mettere in campo sul nostro territorio per ridurre l’inquinamento. Negli ultimi anni sono anche nati appositi corsi di studi universitari su questi temi, come per esempio il corso di laurea in «Economia dell’ambiente» (Università di Torino) a cui alcuni soci di «Omnia Torino» sono iscritti. È fondamentale studiare e comprendere come mettere in campo azioni per rendere la città vivibile per le generazioni future.

Diversi studi pubblicati, che abbiamo analizzato, indicano che i giovani nella ricerca del lavoro privilegiano la scelta di aziende e imprese che attuano scelte green e sostenibili.

E il tema dell’innovazione e dell’intelligenza artificiale?

Abbiamo portato avanti un progetto specifico su come si possa realizzare una città più smart e green attraverso la visione dei giovani. Si tratta del progetto «TOwards Smart City», realizzato in collaborazione con l’associazione SITUnito. I partecipanti hanno proposto soluzioni orientate alla gestione e all’uso sostenibile della natura per affrontare la sfida del cambiamento climatico, ormai sotto gli occhi di tutti. In concreto è stato ideato il progetto «Drop» che si propone di salvaguardare la risorsa idrica attraverso un’app che sensibilizzi i cittadini sul risparmio dell’acqua.

In particolare ci siamo interrogati su come la tecnologia possa diventare fondamentale per lo sviluppo, anche qui con la nascita di nuove possibilità occupazionali. La scelta di Torino come Centro nazionale per l’Intelligenza Artificiale, dopo diversi tira e molla, se sarà portata a termine, rappresenta un buon segnale nella strategia di sviluppo della città, e certamente per la sua attrattività.

E infine la cultura…

Su questo punto apprezziamo l’iniziativa dell’abbonamento musei Torino e Piemonte che permette l’accesso illimitato ad una vasta proposta museale a prezzi accessibili (dai 32 ai 52 euro all’anno in base all’età – per i ragazzi fino a 14 anni 20 euro): dare l’opportunità di accedere a un patrimonio culturale così ampio è fondamentale. La sfida però è quella di rendere la cultura «diffusa» in tutti i quartieri della città. In sinergia con le istituzioni l’obiettivo è portare sempre più eventi nelle periferie.

Che metodo utilizzate?

In primo luogo, come dall’inizio dell’esperienza di «Omnia Torino», continueremo ad utilizzare, a cadenza periodica, lo strumento dell’ascolto e della partecipazione dei nostri coetanei per monitorare il giudizio dei giovani sulla città e da lì progettare in maniera efficace ed efficiente la Torino del futuro.

Ci concentriamo su ricerche e progetti che al loro interno propongono tavoli di lavoro, dibatti con esperti e il confronto con le istituzioni, tra cui in particolare gli assessori Gianna Pentenero (Politiche del lavoro/formazione professionale), Chiara Foglietta (Ambiente e Transizione ecologica) e Carlotta Salerno (Politiche giovanili). Cerchiamo poi di agire in modo sistemico e corale. Parteciperemo alla prossima edizione della settimana del lavoro in primavera.

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