Torino senza idee per creare lavoro

Il rebus della città – Dai mercati del lavoro torinese e piemontese giungono segnali contrastanti sulla situazione dell’occupazione. Alcuni sono preoccupanti come l’esplosione della precarietà e il costante calo dell’occupazione maschile; un segnale confortante appare invece il miglioramento della condizione lavorativa delle donne in atto da più di un anno

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Dai mercati del lavoro torinese e piemontese giungono segnali contrastanti sulla situazione dell’occupazione; alcuni sono preoccupanti come l’esplosione della precarietà (180 mila assunti con contratti precari nel 2025 in provincia di Torino, 265 mila in Piemonte) e il costante calo dell’occupazione maschile (meno 26 mila nel primo trimestre 2026 in Piemonte); un segnale confortante appare invece il miglioramento della condizione lavorativa delle donne in atto da più di un anno (+24mila occupate nel 4° trimestre 2026 in Piemonte) che compensa il calo dell’occupazione maschile. Questi segnali contrastanti sottolineano con forza una esigenza non più rinviabile, di porre il lavoro al centro del dibattito sul futuro di Torino.

L’obiettivo che può essere raggiunto solo se si verificano alcune condizioni.

Prima di tutto è necessaria una presa di coscienza generale e condivisa della situazione del lavoro a Torino, senza trascurare le verità scomode tra le quali l’esplosione della precarietà in atto da almeno 12 anni. In quest’ottica ha un ruolo importante l’Osservatorio sul Mercato del Lavoro della Città di Torino che deve dare spazio a tutte le voci, non solo a quelle di fonte regionale.

Definito di comune accordo l’ambito su cui intervenire, è necessario che ciascun soggetto si assuma, ai livelli più elevati, le proprie responsabilità contribuendo a definire un piano di intervento puntuale e concreto, se necessario con l’ausilio di esperti delle politiche del lavoro. Essenziali al riguardo sono i ruoli della Città di Torino e delle Parti sociali.

La Città di Torino deve poi elaborare una propria politica autonoma di intervento, dotata di un forte ruolo politico, con il quale massimizzare l’utilizzo degli strumenti di cui dispone (Torino Giovani e i Centri per l’Impiego) e delle risorse e degli strumenti messi a disposizione dalla Regione Piemonte per favorire la creazione di nuovi posti di lavoro (le Politiche attive, i Fondi Europei, ecc.).

Pensando al ruolo delle Parti sociali viene in mente un passato nel quale Cgil, Cisl e Uil rappresentavano un blocco compatto in costante dialogo con le Associazioni rappresentative delle imprese, per sviluppo di progetti che interessavano non solo i propri assistiti ma anche lo sviluppo dell’economia torinese.

Come non ricordare, a titolo di esempio, la rivista «Tendenze», la prima e unica pubblicazione del genere in Italia, fondata sul finire degli anni Ottanta dall’Unione Industriale di Torino e dai Sindacati con il concorso della Camera di Commercio per una lettura condivisa dei problemi del lavoro e l’elaborazione di proposte concrete, soprattutto sul versante della formazione professionale, che resta lo  strumento essenziale per far crescere i giovani e non condannarli alla precarietà? Come non ricardare la  condivisione di progetti importanti quali le Aree industriali Attrezzate?

Oggi le Parti sociali sono divise e trovano momenti di condivisione solo per occuparsi del futuro dell’auto e dell’Aerospazio. È un impegno importante, ma non sufficiente dal momento che i problemi del lavoro sono altrove: sono fra gli inattivi in età di lavoro, fra i Neet, fra i giovani e i meno giovani precari, con competenze inadatte a far fronte alla nuova domanda delle imprese, chiamate anch’esse ad attivarsi molto di più per facilitare l’incontro fra domanda e offerta di lavoro

Un ruolo importantissimo ha infine il Governo. Le politiche dirette a contrastare le precarietà non hanno dato i risultati sperati; bisogna quindi cambiare, con un disegno globale basato sulla formazione e l’innovazione, per consentire non solo ai giovani e meno giovani ma anche alle imprese, soprattutto del terziario, di crescere per creare posti di lavoro qualificati e continuativi.

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