Torino stia molto attenta alla violenza

Allarme della Procura – Un forte campanello d’allarme sulla moltiplicazione degli episodi di violenza ad opera di frange dei movimenti anarco-antagonisti è stato suonato a Torino sabato 25 gennaio dal Procuratore Generale Lucia Musti in apertura dell’Anno Giudiziario del Piemonte

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Il Procuratore Generale Lucia Musti

Un forte campanello d’allarme sulla moltiplicazione degli episodi di violenza ad opera di frange dei movimenti anarco-antagonisti è stato suonato a Torino sabato 25 gennaio dal Procuratore Generale Lucia Musti in apertura dell’Anno Giudiziario del Piemonte. Scuotendo il Comune di Torino (che faticosamente, ma ingenuamente secondo alcuni, sta tentando di dialogare con il centro sociale Askatasuna) Musti ha espressamente evocato il rischio di «eversione» alimentata dalla «galassia dei centri sociali e degli anarco-insurrezionalisti». Parole che evocano il clima nel quale nacque il terrorismo degli anni di piombo.

Il dibattito sui centri sociali divide l’opinione pubblica, che in parte respinge gli atti di accusa e attribuisce valore ai luoghi di aggregazione spontanea, imputando di autoritarismo la Procura e la politica. Netto e durissimo il quadro opposto dal Procuratore Generale: «recenti operazioni hanno consentito di dimostrare che i militanti di Askatasuna hanno conquistato l’egemonia a livello nazionale del circuito autonomia e contropotere, hanno strutturato una progettualità volta ad innalzare il livello di conflittualità contro le istituzioni intercettando le tensioni sociali al fine di permearle dentro un’apparente solidarietà, hanno assunto la regia della mobilitazione violenta in Val di Susa, hanno realizzato una struttura organizzativa complessa che consentisse loro di confidare anche sul consenso di una parte dell’opinione pubblica».

A giudizio di Musti il movimento antagonista «entra in condivisione con gruppi sani di cittadini che intendono manifestare pacificamente il proprio pensiero, come accade per il movimento no Tav». Gli antagonisti «possono contare su diverse basi; hanno capacità di mobilitazione a livello nazionale, con l’uso dei social, di forze provenienti da tutta Italia». C’è «la pericolosa capacità di attrarre soggetti di minore età, reclutati e istruiti, che partecipano concretamente alle manifestazioni».

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