Torino unita alla preghiera del Papa per Russia e Ucraina

Venerdì 25 marzo – Al termine della Messa celebrata alle 18 al Santuario della Consolata mons. Cesare Nosiglia ha pronunciato la preghiera di consacrazione della Russia e dell’Ucraina al Cuore Immacolato di Maria in unione con Papa Francesco. GALLERY 

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Mons. Cesare Nosiglia al Santuario della Consolata

La Diocesi di Torino ha accolto l’invito di Papa Francesco, rivolto a tutti i vescovi del mondo e ai loro presbiteri, ad unirsi con lui nella preghiera di consacrazione della Russia e dell’Ucraina al Cuore Immacolato di Maria. Al termine della Messa celebrata al Santuario della Consolata alle 18 di venerdì 25 marzo, l’Amministratore apostolico mons. Cesare Nosiglia ha pronunciato la preghiera di consacrazione, alla quale si sono unite spiritualmente tutte le comunità della Diocesi, in particolar modo i santuari.

Di seguito pubblichiamo l’omelia pronunciata da mons. Nosiglia: 

“Lo Spirito Santo scenderà su di te, su di te stenderà la sua ombra la potenza dell’Altissimo”. Il mistero dell’incarnazione rivela la gloria di Dio. Come nell’Antico Testamento, il segno della nube e dell’ombra, che essa faceva, indicava la presenza di Dio sul popolo nel deserto e sul monte Sinai, così l’ombra, che si estende su Maria, indica che essa è inondata dalla presenza del Signore e del suo Spirito, che la rende sua sposa, feconda madre del Figlio di Dio, l’Emmanuele, il Dio con noi.

La luce e la vita, che Gesù porta sulla terra, vengono precedute da questa ombra, che rende il mistero una esperienza intima e profonda per Maria, chiamata ad accoglierlo nel silenzio e nella interiorità della fede e dell’amore di Dio. Ella porta la luce in se stessa, il Verbo incarnato, che avrebbe illuminato ogni uomo venuto in questo mondo, e porta la vita, perché Lui è la vita. Ma sua madre resta nell’ombra e il suo segreto è totalmente suo.

Maria fa tutto da sola, non si consiglia con nessuno; non manifesta ad alcuno il suo segreto, tanto che Giuseppe dovrà ricevere dall’angelo la notizia della verginale maternità della sua promessa sposa. Il grande prodigio, di cui è partecipe la Madre, resta chiuso nel suo corpo e nel suo cuore. Da sola accetta di dire “” e di mettersi a servizio del disegno di Dio. Lo Spirito la adombra con la sua presenza divina: un abbraccio che trasforma la sua vita; un evento che non richiede di essere né spiegato, né discusso, ma solo creduto, accolto nella fede e vissuto con gioia interiore e grande amore.

Così Maria diviene custode del meraviglioso evento della storia, che la coinvolge direttamente e profondamente; come ogni donna, che scopre di attendere un figlio e si trova di fronte ad un evento, che la coinvolge personalmente, interiormente e fisicamente.

Maria mostra ad ogni donna la via per accogliere un figlio, dono di Dio e mistero di grazia da scoprire ed accettare, anzitutto nella sua realtà di mistero. E’ una esperienza che è data a lei, in quanto donna e madre, irripetibile per chiunque ed unica per ciascuna donna. Purtroppo, sappiamo che non mancano donne, che non accettano tale dono e lo sentono come un peso insopportabile, giungendo a disfarsene. La bellezza e la profondità del mistero del concepimento di Gesù Cristo, che questo Vangelo ci annuncia e in cui ogni donna, che diventa madre, potrebbe trovare un modello di riferimento, si traduce allora in dolore e tragedia per il frutto del suo grembo e per lei stessa.

Resta determinante la volontà della madre, ma restano anche altrettanto decisivi tanti altri fattori, che possono sostenerla e accompagnarla a fare di quel momento un tempo di grazia e di accoglienza. Vogliamo anche noi in questo giorno pregare per la pace non solo in  ucraina  ma anche in molte altre nazioni del mondo che  vivono in situazioni  di guerra o violenza  costante   o povertà assoluta.

Ci uniamo alla supplica accorata del Papa perché la preghiera e consacrazione a Maria Santissima porti a cessare  ogni guerra e  violenza che conduce alla morte e distruzione anche la popolazione civile. Voglia l’intercessione di Maria Consolata potente e misericordiosa suscitare nel cuore di chi ha in mano le sorti dei popoli, un sussulto di umanità, di giustizia, di perdono e riconciliazione, avviando con l’aiuto e la garanzia della comunità internazionale, un dialogo costruttivo e riprendere il processo di pace. Noi crediamo  che per far cessare  ogni  guerra  e ristabilire la pace occorre abbattere i muri di separazione e di odio tra le persone, le famiglie e i popoli, che si erigono anzitutto nei cuori a causa del male che invade poi la loro vita i tutti   e quella dei popoli.

L’apostolo Paolo, sottolineava questo fatto a partire proprio dalle divisioni profonde, che segnavano i popoli, ebreo e greco, le classi sociali, schiavi e liberi, le persone, uomo e donna, e così via ed affermava che in Cristo Gesù non c’è più separatezza, perché egli ci fa uno e ci dona la forza del suo Spirito per costruire un’unica famiglia umana in cui tutti, individui, famiglie e nazioni, regolino i loro rapporti, improntandoli ai principi di fraternità e di responsabilità.

Gli Stati, afferma il Papa, debbono fare una profonda riflessione ricercando le ragioni dei conflitti, che spesso sono accesi dall’ingiustizia, e a provvedervi con una coraggiosa autocritica. In questo modo, lo stabilimento e il mantenimento della pace e della sicurezza potrà essere perseguito attraverso vie ben diverse dalle attuali, che vedono una corsa agli armamenti sempre più ampia e diffusa, che indirizza  su questo obiettivo ingenti risorse finanziarie, distogliendole da progetti di sviluppo delle persone e dei popoli più poveri  e bisognosi.

Questo dovrebbe essere il primo impegno per la pace: la solidarietà e la giustizia verso chi ha meno possibilità di vita e di beni per sopravvivere a tante miserie endemiche, di cui soffre la maggior parte dell’umanità (malattie, povertà e denutrizione dei bambini, crisi alimentare).Per noi in Italia la crescente povertà di un ceto medio che si sta aggravando e le grosse difficoltà di alcune imprese come quella  dell’ex Embraco che tutti conosciamo dovrebbe  abbattere ogni prospettiva di  intensificare  gli armamenti come ha ben detto il Papa in questi giorni.

Pace e solidarietà, giustizia e carità camminano insieme e mai possono essere separate. Come anche pace e diritti umani primari, come quello alla vita dal suo primo istante al suo naturale tramonto; il diritto ad avere una famiglia unita nel matrimonio; il diritto all’educazione e all’istruzione; il diritto alla libertà religiosa, all’accoglienza e alla integrazione. Voglia Dio onnipotente e padre di tutti  suscitare nella coscienza di ogni persona e di chi ha in mano le sorti dell’umanità un sussulto di impegno per far sì che si cessi ogni guerra e trionfi la pace più sicura e duratura.

+ Cesare NOSIGLIA 

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