Torino Universale, due secoli di grandi eventi

Mostra – Fino al prossimo 31 dicembre è visitabile, presso i locali dell’Archivio della Città di Torino in via Barbaroux, la mostra Torino Universale. Due secoli di grandi eventi (ingresso libero dal lunedì al venerdì)

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Fino al prossimo 31 dicembre è visitabile, presso i locali dell’Archivio della Città di Torino in via Barbaroux, la mostra Torino Universale. Due secoli di grandi eventi (ingresso libero dal lunedì al venerdì).

Le antiche fiere commerciali e le grandi manifestazioni pubbliche riempiono le cronache piemontesi fin dal Medio Evo, ma in tempi recenti il primo grande evento torinese del genere risale ad esatti centottanta anni or sono, al 1844. Fu l’anteprima di una ben più grande vetrina, quella di quarant’anni dopo (1884), l’Esposizione Generale Italiana, che vide Torino ritornare sotto le luci dei riflettori nazionali, vent’anni dopo il trasferimento della capitale a Firenze. Degli oltre 14.000 espositori e dei circa tre milioni di visitatori, ci restano solo la Tranvia Sassi – Superga, la Fontana dei Dodici Mesi e il Borgo Medioevale, inaugurati lo stesso anno, perché era normale che i padiglioni, appositamente creati, venissero abbattuti alla fine della manifestazione.

Era allora una prassi comune, anche se alcune opere erano di grande rilievo architettonico, come possiamo vedere dalle foto in bianco e nero che corredano la mostra. Un esempio tipico di manie distruttive furono le sorti di alcune importanti strutture realizzate per l’Esposizione Internazionale di Torino, nel 1911, in occasione del cinquantenario dell’Unità Nazionale, che vide i visitatori lievitare ad oltre sette milioni. Al posto dell’immenso Stadium, col terreno di gioco troppo distante dalle gradinate degli spettatori, c’è ora il Politecnico. Nulla resta più del Ponte Monumentale sul Po, situato a metà del Parco del Valentino e della retrostante Fontana Monumentale della Collina che già nel 1912 vennero smantellati. Anche a questo serve la mostra, per ricordare o scoprire angoli di storia forse ignoti.

Forse è poco noto anche che quattro giorni prima dell’inaugurazione, il 25 aprile, ai piedi della collina si diede la morte lo scrittore Emilio Salgari, schiacciato dall’ingordigia degli editori, dai debiti contratti e dai pesi familiari. La notizia passò quasi inosservata, tanto era la frenesia della preparazione e ancora oggi non è molto ricordata, data la coincidenza con la Festa della Liberazione.

Più recentemente si arriva al centenario dell’unificazione, a Italia ’61 (conosciuta anche come Expo 1961, ufficialmente Esposizione Internazionale del Lavoro – Torino 1961),  dove vediamo le prime foto a colori, come quella della Monorotaia (qualcuno ricorda cos’era?) o quella dell’Ovovia Italia ’61 – Cavoretto (qualcuno la ricorda?). A questo proposito si deve perciò nuovamente stendere un velo pietoso sul destino di molte delle opere appositamente costruite per la circostanza (era forse meglio quando le si distruggevano?).

Tra i sei milioni di visitatori (meno di quelli del 1911), anche la regina Elisabetta, Ted Kennedy e Walt Disney, che dotò la manifestazione del Circarama, un sistema di proiezione cinematografia a 360 gradi, antenato delle proiezioni in 3D. Italia ’61 probabilmente rappresentò il primo impegno pubblico di rilievo per Gianni Agnelli, non ancora presidente della Fiat.

Non mancano poi i ricordi dei Saloni dell’Auto  e di quelli della Tecnica, che animavano i padiglioni di Torino Esposizioni. In poche stanze si ripercorrono, anche con i manifesti d’epoca, ritagli di giornale,  biglietti di invito,… anni vivaci che riempivano la città. Si celebra anche il bicentenario del Museo Egizio e naturalmente troviamo la televisione e lo sport: Berruti che vince alle prime Universiadi del 1959, le Olimpiadi del 2006 e le ATP tennistiche.

Anche la filatelia ha ricordato molte manifestazioni e anniversari torinesi: a conferma troviamo una selezione dei francobolli della preziosissima raccolta dell’avvocato Bruno Segre (partigiano e protagonista della vita culturale e civile del secondo dopoguerra, recentemente scomparso) donata all’Archivio della Città.

In poco spazio è difficile riproporre tutti i grandi eventi che si sono rincorsi in quasi due secoli, ad esempio non ci sono testimonianze delle visite papali che hanno radunato sotto la Mole decine di migliaia di persone, ma il risultato è comunque piacevole ed interessane e merita senz’altro una visita.

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