Torino-Ventimiglia (e ritorno) il pulmino che aiuta i rifugiati

Storia – Dall’esperienza di Fernarda, una giovane in Erasmus in Slovenia, l’idea di un primo viaggio per portare a Idomeni generi di conforto, poi al confine della Francia nella Valle del Roja. Non solo missioni con aiuti ma anche progetti qui: il primo è un laboratorio nel liceo Spinelli sulle migrazioni, la terminologia, le bufale

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Si comincia per caso, dall’Erasmus in Slovenia di una ragazza torinese, Fernanda. Nell’inverno 2015 la sua curiosità la porta a conoscere il fenomeno migratorio nei campi profughi della rotta balcanica, al confine tra Croazia e Austria. Tornata a Torino nella primavera successiva, Fernanda coinvolge scuole e circoscrizioni raccontando ciò che ha visto. In appena un mese raccoglie sostegno e donazioni tali da organizzare una spedizione di aiuti. Fernanda, con Federica, Marco e Costanza riempie un furgoncino bianco e verde, e i quattro partono per Idomeni, un villaggio greco ai confini della Macedonia. Qui sorge un campo profughi immenso, che ospita da 8000 a 15.000 persone in fuga da Siria, Afghanistan, Pakistan e altri paesi in guerra. Il furgoncino verde è stracarico di assorbenti, pannolini, saponi e altri generi per l’igiene personale, a cui le organizzazioni umanitarie non sempre danno importanza, materiale raccolto presso amici, parrocchie e gruppi scout di Torino e della Valsusa.

L’esperienza a Idomeni è traumatica. Al ritorno, i ragazzi si guardano in faccia: un intervento sporadico, per quanto ben riuscito, non è sufficiente a lasciare il segno. I quattro, assieme a decine di amici universitari e neolaureati, creano perciò un’associazione che chiameranno Pulmino Verde. Il progetto ha due obiettivi: il primo è intervenire nelle emergenze; ma poiché con i buoni sentimenti si va poco lontano, occorre studiare il fenomeno immigratorio con intelligenza, attraverso indagini sul campo, utilizzando le scienze sociali.

I passi sono frenetici. Nel luglio dello stesso 2016 il Pulmino Verde corre a Ventimiglia: la città frontaliera non riesce a gestire il flusso dei profughi che premono per entrare in Francia e che si accampano in città e lungo gli argini del Roja. I ragazzi torinesi offrono i loro servizi alla Caritas, presso la chiesa di Sant’Antonio, dov’è parroco don Rito Alvarez, dando una mano a distribuire i pasti, fino a mille al giorno.

Il 31 agosto l’associazione si dà uno statuto e nel febbraio 2017 diventa Onlus. Fernanda Torre è eletta presidente. Mentre il pulmino continua a far la spola fra Torino e Ventimiglia, nasce un progetto che guarda lontano: l’informazione presso le scuole. Il primo esperimento è del 2018 e avviene nel liceo linguistico torinese Spinelli, con un Laboratorio di cittadinanza attiva. Si parte dalle definizioni, esplorando le differenze sociali tra clandestino, profugo, immigrato. Gli incontri toccano la geografia dei paesi coinvolti nelle migrazioni, la storia dei rapporti fra nazioni, il diritto internazionale. Si scopre che le migrazioni fanno parte della storia dell’umanità, da sempre. Si va a caccia perciò di dati scientifici, si smontano i meccanismi delle bufale nei social, si sperimentano giochi di ruolo in cui ci si immedesima nelle parti in causa. E se capitasse a me? è la domanda ricorrente. Nonostante ciò, l’obiettivo del Pulmino Verde non è suscitare emozione, ma risvegliare il senso critico.

«All’avvio del laboratorio – spiega Roberto Cascino, coordinatore del progetto – i ragazzi e le ragazze dello Spinelli partono con le opinioni orecchiate in famiglia o raccolte nei social, pregiudizi compresi. Lungo il percorso scoprono l’importanza di un’informazione corretta e verificata. Alla conclusione, alcuni mantengono le posizioni di partenza, altri sentono di dover agire, alcuni addirittura cambiano vita».

Nel frattempo, ai ragazzi del Pulmino viene riconosciuta una competenza sul campo che si traduce in continui inviti da parte associazioni ed enti pubblici, come le circoscrizioni, per dare testimonianze e fornire notizie di prima mano.

Nel 2018 nasce un’altra attività di lungo respiro, un laboratorio per i giovani del centro di accoglienza di Alpignano, chiamato Club del libro, dove si leggono e studiano testi di autori occidentali e africani. La letteratura non è soltanto formazione linguistica, ma confronto fra tradizioni. A giugno, a conclusione del primo ciclo di lezioni, i ragazzi del laboratorio trascorrono una giornata a Torino per studiare dal vivo i luoghi che hanno creato la storia dell’Italia.

«Abbiamo visitato piazze e palazzi storici della città – specifica Chiara Landi, vicepresidente del Pulmino Verde – tra cui il Museo del Risorgimento. Ai ragazzi del centro di accoglienza ciò è servito anche a comprendere meglio le nostre tensioni e contraddizioni».

L’evento del 23 giugno, chiamato “Scusate il disturbo” con una frase prestata dal vernacolo torinese, non è piaciuto a tutti. La sera precedente, elementi di Forza Nuova hanno appeso alla fermata del tram di piazza Castello degli striscioni, fotografati e subito rimossi da loro stessi. Quelle immagini, postate nei social, erano accompagnate da scritte come “I profughi di Alpignano in visita nella nostra città: tornate a casa vostra. La pacchia è finita. Stop pulmino verde”. Per il Pulmino è stato un riconoscimento pubblico, una certificazione di efficacia, seppure in negativo. Sono giunti i messaggi di solidarietà, mentre alla festa che ha concluso la visita alla città hanno partecipato il parlamentare europeo Daniele Viotti e l’assessore alle Pari opportunità del Comune di Torino, Marco Giusta.

Il Pulmino non lavora isolato, ma stringe legami con istituzioni e associazioni. Ecco ad esempio i contatti con la Croce Rossa, in vista di un ritorno a Ventimiglia nel campo Roja. I protagonismi non servono, ma ciascuno deve svolgere in rete il compito a cui è chiamato, secondo la propria competenza.

Oggi il Pulmino Verde conta un’ottantina di soci in maggioranza universitari, ma comprende anche professionisti, artigiani, persone comuni.

Ogni tanto il Pulmino parte, va a portare aiuti, oppure a stabilire contatti, a compiere rilievi. Le chiacchiere non aiutano nessuno.

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