È tornata la processione per la festa di Santa Rita

Torino – Sabato 21 maggio alle 21, dopo lo stop per la pandemia, è tornata la processione di Santa Rita, appuntamento caro ai devoti e agli abitanti del quartiere, presieduta dall’Arcivescovo mons. Roberto Repole. GALLERY

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Sabato 21 maggio a Torino torna la processione di Santa Rita, appuntamento caro ai devoti e agli abitanti del quartiere. Dal 13 maggio c’è la novena e – spiega il rettore, mons. Mauro Rivella – «ogni giorno si prega per una categoria diversa ripercorrendo l’esperienza della santa»: pace, persone vedove, famiglie, chi ha perso un figlio, malati, madri in attesa, Compagnia di Santa Rita, vita consacrata.

Il 21 maggio, vigilia, alle 21 processione sull’abituale percorso presieduta dall’Arcivescovo mons. Roberto Repole. Alla festa del 22 la Messa delle 12 è presieduta dall’Arcivescovo emerito mons. Cesare Nosiglia. Per i malati e per chi non può essere presente, celebrazioni in streaming sul canale YouTube del santuario. Le offerte per le rose benedette saranno utilizzate per abbattere le barriere ancora presenti nel complesso del santuario.

«Sono lieto di accogliere i devoti di Santa Rita da Cascia, accompagnati dall’Arcivescovo di Spoleto-Norcia mons. Renato Boccardo. Nel benedire la grande statua della Santa, invito tutti a rileggere la sua straordinaria esperienza umana e spirituale come segno della potenza della misericordia di Dio». Con queste parole Papa Francesco saluta i devoti di Santa Rita provenienti dall’arcidiocesi di Spoleto-Norcia, che le ha dato i natali, accompagnati dall’arcivescovo Renato Boccardo, valsusino di Sant’Ambrogio, da anni trapiantato in terra umbra: «Rita – dice mons. Boccardo – ha condotto una vita normale, segnata dalle gioie e dalle sofferenze che accompagnano l’esistenza quotidiana di tutti. Per questo ognuno la sente vicina e volentieri condivide con lei il peso e la fatica del cammino di ogni giorno. A lei, riconosciuta potente presso il cuore di Dio, i pellegrini si affidano con viva speranza e ne esperimentano la potente intercessione».

La vicenda umana e familiare di Margherita Lotti si colloca nel 1300, secolo travagliato da guerre e da epidemie: nel 1315-17 le circostanze climatiche avverse e le scorribande degli eserciti portano a disastrosi raccolti che provocano una grave carestia in Europa, situazione aggravata dallo scoppio nel 1337 della «Guerra dei Cent’anni» (che non sarà di cento anni) tra inglesi e francesi, mentre nel 1347-49 una terribile epidemia di peste devasta le popolazioni europee.

Nel 1381 circa Margherita (Rita) Lotti nasce a Roccaporena, villaggio del Comune di Cascia (Perugia), figlia unica di una coppia benestante di buona famiglia. Poco o nulla si sa dell’infanzia. Per volere dei genitori, sposa Paolo Ferdinando di Mancino (o di Ferdinando Mancini), burbero e collerico, che non capisce la grandezza della donna che ha al fianco. Ma Rita, armata di pazienza, tutto sa sopportare. Nascono due figli maschi, probabilmente gemelli, Giangiacomo e Paolo Maria. È una donna semplice e forte con una fede che conquista per la quotidiana fermezza nel saper affrontare le non facili prove dell’esistenza. Il marito è assassinato in una faida cittadina. I figli, come consuetudine del tempo, vogliono vendicare la morte del padre. Mamma Rita si mette nelle mani dei Dio: perdona gli assassini, ma è colpita nuovamente dalla sventura: i figli muoiono di malattia dopo che la mamma ha offerto la loro vita a Dio pur di non coinvolgerli nella faida. Per diversi anni, rimasta sola, si impegna a ri-appacificare i vari contrasti in città. Questa attività, vera e propria missione nel Medioevo, era già dai genitori la venivano chiamati «pacieri di Cristo».

Rimasta vedova e sola, Rita avverte la vocazione religiosa, ma le monache inizialmente la rifiutano. Nel 1417 circa entra nel monastero agostiniano di Santa Maria Maddalena a Cascia trasportata – dice la leggenda – dai Santi Giovanni Battista, Agostino e Nicola da Tolentino. La sua vita scorre laboriosa e attiva nella preghiera, nell’ascolto dei tanti che bussano al convento per parlare con lei che ha fama di operare tanti prodigi, nella carità che soccorre moltissimi poveri. Una santa vicina al popolo di Dio. Nel Venerdì Santo, 18 aprile 1432, pregando davanti al crocifisso, riceve prodigiosamente le stimmate sulla fronte. Molto malata, Rita si spegne nella notte del 22 maggio 1457. Da tre anni, nel 1453, con la sconfitta definitiva degli inglesi, è terminata la «Guerra dei cent’anni». Modello di donna, religiosa, sposa e madre supera il presente guardando all’infinito del Vangelo. Leone XIII la canonizza nel 1900.

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