Transumanesimo, il lato oscuro della tecnologia

La riflessione del sociologo Berzano su un movimento che promette di trasformare società, stili di vita, sistemi economici e culturali. Una corrente di pensiero che sostiene l’uso delle scoperte scientifiche per aumentare le capacità fisiche e cognitive dell’individuo

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Una grande rivoluzione sta trasformando le nostre tradizionali società, le culture, gli stili di vita e anche le religioni storiche. È il «transumanesimo» che nei prossimi cinquant’anni cambierà la nostra vita più di quanto non sia avvenuto negli ultimi cinquemila anni. Ne stiamo vedendo i primi segni già oggi: nella salute, nella tecno-medicina, nell’economia collaborativa modello uber

La teoria transumanista cominciò a circolare in Gran Bretagna negli anni Novanta del Novecento. Sostiene l’uso delle scoperte scientifiche e tecnologiche per aumentare le capacità fisiche e cognitive dell’uomo, con l’obiettivo di migliorare gli aspetti umani considerati indesiderabili, come la malattia e l’invecchiamento. Nato come teoria, il transumanesimo sta oggi prendendo forma concretamente e rapidamente, con esiti deflagranti ma difficilmente prevedibili, difficilmente controllabili. Dobbiamo cercare di leggerli nel presente, per rendercene conto e cercare di visualizzare il futuro.

Come spiegava Hegel nell’Ottocento rispetto alla rivoluzione industriale, compito primario della filosofia è pensare il proprio tempo. La filosofia «è il suo tempo» colto con il pensiero. Proviamo dunque a cogliere i primi segnali odierni del transumanesimo, a partire da quattro innovazioni indicate dall’acronimo Nbic: Nanotecnologie, Biotecnologie, Informatica, Cognitivismo (Intelligenza artificiale).

Nanotecnologie. Sono tecniche produttive già note e presenti nella nostra vita. Lavorano sull’ordine di grandezza del «nanometro» (un miliardesimo di metro) grazie alla tecnica mozzafiato del microscopio a effetto tunnel che permette di fabbricare, atomo per atomo, piccolissimi oggetti di misura nanometrica. Per intenderci: l’uomo è in grado di produrre oggetti con diametro 50 mila volte più piccolo di quello di un capello. Con questa tecnica è possibile fabbricare ogni genere di oggetti nanometrici, ad esempio minuscole sonde che possono viaggiare nelle nostre arterie per rilevare diverse informazioni di natura medica ed effettuare direttamente degli interventi di riparazione. In questo caso il campo di applicazione è quello medico, ma possono esserci altre applicazioni industriali, per esempio ricaricare un pace-maker o uno smartphone.

Biotecnologie. Quando la ricerca per il sequenziamento sul genoma umano ebbe inizio nel 2000 costava 3 miliardi di dollari. Oggi un sequenziamento completo del genoma umano costa meno di 3 mila dollari e alla fine di questo decennio costerà meno di un prelievo di sangue. Il sequenziamento permette di rilevare nel nostro organismo tutte le anomalie possibili e immaginabili, molto prima della comparsa dei loro sintomi.

Fra le tecniche di punta nel settore della biotecnologie c’è la «forbice» per Dna, che permette di fare un «taglia e incolla» sul Dna umano, ma anche animale e vegetale, con la stessa facilità con cui si corregge una frase in un testo informativo.

La tecnica della forbice, considerata insieme al sequenziamento del genoma, apre prospettive delle quali non siamo ancora in grado di controllarne le conseguenze. Già nell’aprile del 2015 un team di genetisti cinesi è riuscito, grazie a questo strumento, a modificare il genoma di cellule embrionali di 85 embrioni umani, aprendo la via non solo alla biotecnologia ma alla biochirurgia.

Informatica. Stiamo assistendo alla rivoluzione dei Big Data e dell’Internet degli oggetti. Con l’espressione Big Data (grandi dati) indichiamo tutte le tracce che ciascuno di noi lascia navigando sul web. Tutti i dati sono recuperati da aziende come Facebook, Google e altre che li rivendono ad ulteriori aziende perché possano fare pubblicità mirata. È un sistema bifronte: da una parte gratuito, dall’altra a pagamento. Come ha detto in modo divertente Tim Cook, amministratore delegato di Apple: «Se è gratis vuol dire che siete voi il prodotto che qualcuno vende».

Cognitivismo. Chiamiamo «cognitivismo» l’Intelligenza artificiale forte. Non quella debole (capace di sconfiggere il campione del mondo di scacchi o di leggere 200 milioni di pagine al minuto), bensì quella che ha coscienza di sé e ha la capacità di provare emozioni. L’ha prefigurata  Ray Kurzweil, rettore dell’University of Singolarity, creata nel 2008 da Google e finanziata con centinaia di milioni di dollari. Pare che non sia fantascienza, ma l’ipotesi reale di una futura macchina cosciente di se stessa, con un’intelligenza umana, in grado di prendere decisioni autonome. Inutile sottolineare gli inquietanti problemi sollevati dalla prospettiva di questa macchina.

Altre rivoluzioni. Connesse alle innovazioni NBIC ne conseguono altre quattro, altrettanto rivoluzionarie. La stampante 3D rivoluzionerà tutto, nell’industria e anche nel campo sanitario, stampando cartilagini di orecchie, tessuti umani e forse tra decenni organi umani. A sua volta, la robotica sarà sempre più sofisticata. Anche l’ibridazione uomo-macchina con l’impiantazione di nuovi organi nel corpo umano o animale aprirà scenari impensati. Una ulteriore innovazione è rappresentata dai patch di cellule staminali che essendo totipotenti potranno riprodurre qualunque tipo di tessuto umano a seconda del punto del corpo su cui vengono innestate.

L’economia uber. L’economia collaborativa uber è la faccia economica del transumanesimo. L’uberizzazione consiste nel collegare tra loro le persone attraverso applicazioni informatiche che utilizzano i Big Data, l’Internet degli oggetti e l’Intelligenza artificiale. È un’economia completamente orizzontale, da privato a privato, con lavoratori indipendenti che hanno spesso diversi dipendenti (viene indicata anche come economia «collaborativa»). I primi settori nei quali si è sviluppata l’economia modello uber sono stati gli affitti di alloggi, di auto, di servizi alle persone, di prestazioni occasionali.

Il nome uber deriva dalla prime applicazioni circolate  in rete. UberPop era uno strumento di connessione diretta tra privati interessati a mettere la propria auto personale nel circuito dei professionisti del trasporto urbano. Subito dopo venne Airbnb che permetteva di mettere un appartamento nel circuito commerciale del mondo intero.

I circuiti commerciali uber si moltiplicano ogni volta che si inventa una nuova applicazione.  Tutto questo si traduce in uno slogan onnipresente nella letteratura transumanista: «From Chance to Choice» («Passare dal caso alla padronanza» del proprio destino sociale ed economico, così come quello genetico e naturale).

Il transumanesimo trasformerà profondamente stili di vita, sistemi economici e culturali, portando con sé il problema di regolamentare le innovazioni. Ma come? E quale ruolo dovrà avere la politica?

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