Trentamila spettatori per la Passione di Sordevolo

Fino al 25 settembre – «La Passione» viene rappresentata a Sordevolo nel Biellese in estate nei fine settimana all’aperto – 30 repliche – nell’anfiteatro intitolato a Giovanni Paolo II  all’ingresso del paese, 2.400 posti a sedere coperti. Il testo è in versi e risale alla fine del Quattrocento. Quest’anno sono attesi oltre trentamila spettatori fino al 25 settembre

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«La Passione» viene rappresentata a Sordevolo nel Biellese in estate nei fine settimana all’aperto – 30 repliche – nell’anfiteatro intitolato a Giovanni Paolo II  all’ingresso del paese, 2.400 posti a sedere coperti. La forza coinvolgente si basa sulla spontaneità della recitazione di attori non professionisti che usano anche cavalli e bighe. Il testo è in versi e risale alla fine del Quattrocento. Quest’anno sono attesi oltre trentamila spettatori fino al 25 settembre.

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Fino al 1970 le rappresentazioni avvenivano ogni dieci anni. Poi l’aumento delle richieste da parte di un pubblico sempre più numeroso, che raggiunge questo centro adagiato ai piedi dei monti del Biellese e lontano dalle grandi vie di comunicazione, e la necessità di sfruttare meglio un’occasione, teatrale e spirituale, hanno indotto gli organizzatori a intensificare i tempi di rappresentazione. È una delle sacre rappresentazioni più importanti d’Italia. Tutti lavorano a titolo volontario e gratuito.

Le sue origini sono abbastanza misteriose e si perdono nei tempi antichi. Pare accertato che il testo – una volta tutto in rima, con qualche licenza in lingua corrente perché fosse comprensibile agli spettatori più incolti, e con qualche modifica introdotta nei secoli – sia opera di monsignor Giuliano Dati, cappellano della chiesa Santi Quaranta Martiri in Trastevere a Roma. Era un prete fiorentino, ed è morto nel 1523. La storia della « Passione» si intreccia con l’attività e la vita delle confraternite romane. Pare che monsignor Dati fosse uno dei «Guardiani del Gonfalone». E l’«Arciconfraternita del Gonfalone» allestiva ogni anno, il Venerdì Santo, al Colosseo, una sacra rappresentazione della Passione. L’inizio potrebbe essere fissato al 1500. Ma resta un mistero come questa sacra rappresentazione da Roma, sia approdata all’anfiteatro di Sordevolo, a oltre 500 chilometri di distanza.

Su questa trasmigrazione si fanno molte ipotesi. Una, estremamente suggestiva e con qualche possibile fondamento, è che sia giunta a Sordevolo nel 1525, quando qualche pellegrino la vide rappresentare a Roma durante il nono Giubileo, l’Anno Santo di Clemente VII, celebrato appunto nel 1525. Oppure approdò in Piemonte attraverso i Trappisti che avevano un monastero nell’Alta Valle dell’Elvo. Oppure ancora grazie a qualche mercante, a esempio della famiglia degli Ambrosetti che avevano contatti con Roma per il commercio della lana. Un’altra ipotesi è che la confraternita sordevolese, intitolata alla Madonna delle Grazie avesse un rapporto privilegiato con l’Arciconfraternita del Gonfalone e da questa avrebbe attinto il testo. Lo storico Delfino Orsi afferma che la «Sacra rappresentazione della Passione di Cristo viene rappresentata a Sordevolo la sera del Venerdì Santo dal 1850 in poi». Forse le radici più autenticamente popolari che spiegano questa presenza sono le stesse che diedero inizio al voto fatto nel Seicento dalle popolazioni biellesi alla Madonna di Oropa per essere liberate dalla peste. Ogni anno il voto viene mantenuto con un una processione da Biella alla celebre Madonna Nera di Oropa, il cui culto si fa risalire a Sant’Eusebio vescovo di Vercelli ed evangelizzatore del Piemonte con San Massimo, primo vescovo di Torino.

Per devozione o per voto ì sordevolesi cominciarono a rappresentare la «Passione» con la partecipazione del popolo, tanto che Renato Simoni, critico del «Corriere della Sera», nel 1934 ne scrisse in termini entusiastici, la fece conoscere al grande pubblico e affermò che essa non può essere che il frutto «di una grande esperienza spirituale e intellettuale».

Alla «Passione» di Sordevolo – 700 metri d’altitudine – lavorano direttamente 400 persone, che per tre mesi si trasformano in attori protagonisti e comparse. È gente normale: commercianti, agricoltori, donne di casa, studenti, professionisti, pastori, operai. Poi ci sono i tecnici, gli elettricisti, i falegnami, gli inservienti, i tecnici di scena. Tutto il paese si mobilita nella fase della preparazione, dell’allestimento, delle rappresentazioni, senza alcun compenso. Dietro questo lavoro c’è tutta la comunità.

Nei mesi che precedono la messa in scena c’è chi manda a memoria la parte e fa le prove; chi cura la scenografia; chi si occupa dei servizi logistici; chi taglia e cuce e prepara gli abiti d’epoca con centinaia di metri di tessuto necessari per confezionare i costumi. In tutto, 75 mila ore di lavoro, tra allestimento ed esecuzione, prestate gratuitamente dal «Teatro popolare di Sordevolo». Gli organizzatori sono persone che partecipano con quote private al capitale di base. Una volta, i proventi andavano alle società di mutuo soccorso. Oggi, come anche in passato, vengono devoluti – una volta coperte le spese – in opere di solidarietà.

La «Passione» – con i suoi 400 attori principali e personaggi (Gesù, Maria, gli apostoli, le donne), comparse, guardie ebree, legionari e cavalleggeri romani, folla di giudei – si svolge nel grande anfiteatro all’ingresso del paese. Su una superficie di 4 mila metri quadrati sono riprodotte le scenografie, dal Cenacolo all’orto degli Ulivi, dal Sinedrio di Anna e Caifa al Pretorio di Ponzio Pilato alla via della Croce. Sullo sfondo, quasi sospeso contro la luna nelle rappresentazioni serali, il Calvario. È una vera e propria rappresentazione di tutta la passione e la morte del Signore nei testi e nelle scene. C’è la magìa delle luci e della colonna sonora. Difficile dimenticare l’ultima cena, il processo, la salita al Calvario, la crocifissione. Per due ore e mezza, soprattutto le scene di massa creano una grande suggestione. La rappresentazione non ha perso di coralità neppure nei periodi più difficili in cui l’anticlericalismo e l’ateismo militanti dividevano profondamente la gente biellese. È un fatto culturale vivo e sincero. Merita davvero questo spettacolo unico in Italia, paragonabile alla celebre «Passione » di Oberammergau in Germania.

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