Quando i fidei donum torinesi hanno iniziato il loro servizio a Tassia, periferia di Nairobi, nel 2011 la parrocchia dei Santi Innocenti era agli inizi (fu inaugurata ufficialmente nel 2012). Radunava i tanti che cercavano dai villaggi un futuro migliore nella capitale, su un terreno disomogeneo con case, baracche… Col tempo la comunità è cresciuta, così anche la struttura parrocchiale (la chiesa è stata ampliata, si sono costruite una cappella per l’adorazione, aule per il catechismo …).
L’afflusso di nuove persone poi non è diminuito, al punto da rendere necessaria la realizzazione di una succursale. Così l’11 dicembre del 2022 alla presenza del Vescovo di Nairobi mons. Philip Arnold Subira Anyolo e di don Alessio Toniolo, referente della diocesi di Torino per i sacerdoti fidei donum – don Paolo Burdino e don Daniele Presicce (oggi rientrato in Italia) – con una solenne celebrazione veniva benedetto il terreno destinato ad una chiesa dedicata al beato Benedict Daswa.
Un albero secondo la tradizione kenyana veniva piantato e si dava così inizio ad un nuovo percorso di costruzione materiale e spirituale della comunità succursale. A distanza di tre anni un nuovo albero è stato piantato su quel terreno ed è stato il nostro Arcivescovo a farlo tra i canti e i balli di più di un migliaio di persone riunite per la prima festa patronale, lo scorso 2 febbraio.
La visita dell’Arcivescovo di Torino a don Burdino e alla sua comunità, guidata con la collaborazione di padre Michael Wamunyu Ndirangu, Missionario della Consolata, dal 30 gennaio al 5 febbraio ha, infatti, avuto il suo momento centrale nella festa della succursale.
Il 2 febbraio, memoria liturgica del beato Benedict Daswa, è stata per la prima volta solennizzata su quel terreno dove la chiesa è ancora posticcia, ma dove ci sono già spazi per il catechismo e dove ogni domenica si celebra la Messa in una enorme tensostruttura. Solennizzata dalla presenza del cardinale Repole, ma anche dalla celebrazione di 26 battesimi, 26 bimbi che testimoniano la bellezza e la fecondità della nuova comunità, e dal richiamo all’ormai imminente inizio dei lavori per la realizzazione di un dispensario.

«Oggi celebriamo la lode e la gratitudine a Dio per la vita del Beato Benedetto, un santo africano», ha sottolineato l’Arcivescovo, «Egli è il segno che Dio sceglie i suoi figli da tutti i popoli. Ed ogni popolo vive la fede in Cristo nella sua cultura. Benedetto è un esempio di cristiano, donato oggi a tutta la Chiesa. Egli ha compreso che la fede in Gesù Cristo non è una idea, non è fare delle cose. La fede in Cristo è essere con Lui, è essere come Lui. E lo ha fatto e lo ha testimoniato fino in fondo. Per rimanere fedele a Gesù Cristo, ha dato la vita. In questo modo è testimone che non c’è nulla di più importante di Cristo nelle nostre vite. Ed è morto come Gesù, con misericordia verso chi lo ha ucciso».
Parole ascoltate con commozione dai parrocchiani, in particolare dai genitori dei bimbi che stavano per ricevere il Battesimo ai quali il cardinale Repole si è rivolto così: «mentre ricordiamo il Beato Benedetto preghiamo anche per i bambini che oggi diventano cristiani. Questo non è solo un rito. È Gesù Cristo che viene ad abitare nelle loro vite. E loro sono fedeli a Gesù se in tutto ciò che fanno vivono con Lui e come Lui. Fino al dono totale della vita. È la preghiera che facciamo oggi per loro. È il dono che chiediamo per noi. Perché la cosa più bella che abbiamo è di essere, insieme, cristiani».
Una giornata di festa con la celebrazione, il pranzo comunitario, i balli in onore degli ospiti torinesi ed anche un canto – Tu sei fonte viva – eseguito in italiano, ma con uno sguardo che si proietta già ad un nuovo progetto che sarà fra quelli sostenuti dalla Quaresima di Fraternità torinese. Il progetto di un dispensario sul terreno della succursale, che la parrocchia dei Santi Innocenti affiderà in gestione alle suore del Cottolengo, in una dinamica di rete e collaborazione che anche la visita dell’Arcivescovo ha confermato quando il lunedì successivo ha visitato la casa cottolenghina di Nairobi, raggiunto anche al telefono dalla Madre suor Elda Pezzuto.
Un dispensario per offrire un aiuto a tante famiglie che non possono contare sull’assistenza medica: «molti», spiega don Burdino, «non riescono nemmeno a raggiungere l’ospedale della città». Poi c’è il problema dei farmaci che hanno costi insostenibili per chi già fa fatica a sopravvivere. Il dispensario come luogo di accoglienza, cura segno di quella attenzione evangelica ad ogni sofferente. Nella prima festa della succursale dunque anche la preghiera per l’avvio del nuovo progetto, per la costruzione di una struttura su più piani che nel quartiere presto sarà segno di speranza, ma soprattutto di quella fraternità che negli anni ha unito la comunità torinese a quella di Nairobi e che è «risuonata» nei tanti «asante» (grazie) che piccoli e grandi hanno rivolto, sorridendo, per tutta la giornata, agli «amici di don Paolo».


