Urbi et Orbi: “la pace non si costruisce con le armi”

Pasqua – «La pace non si costruisce con le armi, ma tendendo le mani e aprendo i cuori». Nella Pasqua 2024 delle due guerre in Europa, Papa Francesco nel Messaggio Urbi et Orbi prega per le vittime e i bambini in Medio Oriente e in Ucraina; chiede lo scambio di ostaggi e il «cessate il fuoco» nella Striscia di Gaza…

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«La pace non si costruisce con le armi, ma tendendo le mani e aprendo i cuori». Con un’immagine tipicamente pasquale, Papa Francesco afferma come Gesù risorto sia l’unico che «possa far rotolare il masso della guerra e delle crisi umanitarie dal cammino dell’umanità e aprirla alla vita». Nella Pasqua 2024 delle due guerre in Europa, prega per le vittime e i bambini in Medio Oriente e in Ucraina; chiede lo scambio di ostaggi e il «cessate il fuoco» nella Striscia di Gaza; ricorda Siria, Libano, Haiti, il popolo Rohingya e i Paesi africani; sottolinea: «Tanto spesso il dono della vita è disprezzato».

Tanti massi pesanti chiudono le speranze dell’umanità. Sono le guerre – Israele, Palestina (da notare: Francesco non dice genericamente Madio Oriente ma Israele e Palestina, i due Stati belligeranti), Ucraina e Siria -; le crisi umanitarie: Gaza, Haiti, i Rohingya in Myanmar; la violazione dei diritti umani e della tratta delle persone: migranti, bambini, donne. Alla benedizione «Urbi et orbi, all’Urbe e al mondo», rammenta: «Solo Dio apre la via nuova che passa per il sepolcro vuoto; solo Dio toglie il peccato del mondo e perdona i nostri peccati: senza il suo perdono quella pietra non si toglie».

Con lo sguardo a Gerusalemme e alle comunità cristiane della Terra Santa, il pensiero va alle vittime dei tanti conflitti. Auspica uno scambio generale dei prigionieri tra Russia e Ucraina e che «sia garantito l’accesso agli aiuti umanitari a Gaza»: «Non permettiamo che le ostilità continuino ad avere gravi ripercussioni sulla popolazione civile, ormai stremata, e soprattutto sui bambini. Perché? Perché tanta morte? Perché tanta distruzione? La guerra è sempre un’assurdità e una sconfitta! Non lasciamo che venti di guerra sempre più forti spirino sull’Europa e sul Mediterraneo. Non si ceda alla logica delle armi e del riarmo. La pace non si costruisce con le armi ma tendendo le mani e aprendo i cuori». La Siria «da tredici anni patisce le conseguenze di una guerra lunga e devastante»; il Libano è bloccato da una profonda crisi; Armenia e Azerbaigian sono impegnate nei colloqui dopo la guerra in Nagorno-Karabakh. Ci sono gli aspetti positivi: i Balcani occidentali «compiono passi significativi verso l’integrazione europea: le differenze etniche, culturali e confessionali non siano causa di divisione, ma diventino fonte di ricchezza per l’Europa e il mondo». Rammenta Haiti: «Cessino quanto prima le violenze e possa progredire nel cammino della democrazia e della fraternità». I Rohingya sono perseguitati dai militari e afflitti da una grave crisi umanitaria: «Cristo risorto apra la strada della riconciliazione in Myanmar». Vie di pace si aprano in Sudan, Sahel, Corno d’Africa, Repubblica Democratica del Congo e Mozambico.

«A Pasqua si celebra la vita donata dalla risurrezione di Gesù. Ma la vita è un dono tanto spesso disprezzato dall’uomo». E chiede: «Quanti bambini non possono nemmeno vedere la luce» con l’aborto? «Quanti muoiono di fame o sono privi di cure o vittime di abusi e violenze? Quante vite sono oggetto di mercimonio». Bergoglio esorta i responsabili politici a «non risparmiare sforzi nel combattere la tratta di esseri umani, smantellando lo sfruttamento e portando libertà a coloro che ne sono vittime».

Auguri giungono dal Patriarca ecumenico di Costantinopoli Bartolomeo I ai cristiani non ortodossi che hanno celebrato la Pasqua domenica 31 marzo: «È uno scandalo celebrare separatamente l’evento dell’unica risurrezione dell’unico Signore. In questo giorno, il messaggio senza tempo della resurrezione risuona più profondamente che mai, mentre i nostri fratelli e sorelle cristiani non ortodossi commemorano la risurrezione di nostro Signore. Imploriamo il Signore della gloria affinché la celebrazione della Pasqua del prossimo anno non sia semplicemente un evento fortuito, ma piuttosto l’inizio di una data unificata per la sua osservanza da parte del Cristianesimo orientale e occidentale». Aspirazione particolarmente significativa alla luce, nel 2025, del 1700° del Concilio ecumenico a Nicea, quando la data della Pasqua sarà il 20 aprile per Oriente e per Occidente. Sulle discussioni circa il calendario comune «siamo ottimisti – dice Bartolomeo – perché c’è buona volontà e disponibilità da entrambe le parti». Ed è quanto si augura, da anni, Francesco.

Da Costantinopoli a Mosca: il patriarca ortodosso Kirill, non contento di benedire armi e soldati in guerra, definisce l’invasione russa in Ucraina, non più «operazione militare speciale» ma «Svyashennaya Voyna, guerra santa e nuova fase nella lotta del popolo russo per la liberazione della Russia sud-occidentale». Guerra santa perché «Mosca difende la Santa Russia e il mondo dall’Occidente caduto nel satanismo».

Il patriarca di Mosca, «braccio religioso» di Vladimir Putin, benedice e legittima l’aggressione russa all’Ucraina ed è passato dalla «guerra giusta» contro l’Occidente che protegge gli omosessuali, alla «guerra santa». Da oltre cent’anni i Papi non benedicono più eserciti e cannoni. Pio X nel 1914, all’ambasciatore tedesco che gli chiede di benedire i soldati germanici, replica secco: «Il Papa non benedice la guerra». È quello che, nell’atroce guerra in Vietnam, il 23 dicembre 1967 Paolo VI disse al presidente statunitense Lyndon B. Johnson, in visita in Vaticano: «Il nostro dovere è quello di far conoscere al mondo le nostre posizioni come quelle di amici della pace e nemici della guerra».

Pier Giuseppe Accornero

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