Valle di Susa, Chiesa mobilitata per i migranti

Profughi diretti in Francia – Presentato il progetto di accoglienza di diocesi e associazioni di volontariato: verrà ampliato il rifugio Fraternità Massi a Oulx dove collabora per la parte assistenziale e sanitaria, la onlus torinese Rainbow for Africa

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Un progetto di accoglienza, con molteplici attori in campo, con anni di collaborazione collaudata, con un obiettivo condiviso: evitare che la via di migrazione lungo i sentieri della Valle di Susa diventi strada di morte. Il progetto il 7 aprile è stato consegnato in Prefettura e illustrato nel corso di una riunione nel Vescovado di Susa con rappresentanti della Prefettura, sindaci dei comuni di Frontiera, il Vescovo mons. Cesare Nosiglia e i referenti delle diverse realtà che lo hanno elaborato (associazioni di volontariato, onlus, diocesi, Croce rossa, congregazioni religiose …). Una riunione voluta per fare il punto sulla situazione venutasi a creare in seguito allo sgombero della casa cantoniera di Oulx (avvenuto il 23 marzo) che era rifugio per molti migranti.

Al di là dell’emergenza dei primi giorni, lo sgombero ha infatti riportato l’attenzione sulla necessità di ampliare e strutturare maggiormente il supporto ai migranti in transito e di non far gravare soltanto sul volontariato una situazione che a vari livelli (dalla questione dei flussi e delle frontiere a quella della tutela della salute e dei diritti umani) dovrebbe essere presa in carico a livello istituzionale con fondi dedicati. Ed ecco dunque il progetto che punta sull’ampliamento del Rifugio Fraternità Massi a Oulx  gestito dalla associazione Talità-kum che fa capo al parroco  di Bussoleno don Luigi Chiampo, dove collabora per la parte assistenziale sanitaria la onlus torinese Rainbow for Africa e dove convergono gli aiuti della Fondazione Magnetto, di tanti volontari della Valle.  Al Massi attualmente sono garantiti una sessantina di posti ma si vorrebbe riuscire ad averne a disposizione complessivamente un centinaio sfruttando anche altre realtà anche in Bassa Valle, come il polo logistico della Croce Rossa di Bussoleno, l’istituto delle Francescane Missionarie di Susa, l’Alveare di Bardonecchia (struttura confiscata alla mafia).

Il rifugio Fraternità Massi a Oulx – foto La Valsusa

«Già in queste sere», spiega Paolo Narcisi, «ci siamo dovuti trovare a far fronte all’accoglienza di persone respinte nella notte al confine e abbiamo trovato ospitalità nella Valle, ma non è una situazione sostenibile». Non lo è a livello logistico (non si tratta solo di garantire ospitalità notturna, ma di assistenza sanitaria, di interventi di soccorso alpino, di cibo…) e non lo è a livello economico. Per questo il progetto stilato richiede fondi ministeriali per assistere in media 100 persone al giorno e compartecipazione strutturata per l’accoglienza, potenziando la rete esistente che anche in seguito all’appello di mons. Nosiglia si è allargata.

«Ci sono famiglie in Valle», spiega don Chiampo, «che si sono rese disponibili dopo l’invito del Vescovo e con le quali cerchiamo ora di coordinarci, ma non si può agire sempre sul fronte dell’emergenza».

E anche per don Chiampo che da anni accoglie e aiuta i  migranti in Valle il tema andrebbe affrontato su più livelli, quello internazionale che determina flussi e respingimenti e quello del sostegno nei confronti di chi non dovrebbe trovarsi in situazioni così disperate ed estreme solo per poter cercare condizioni più umane di sopravvivenza.  «Dovremmo essere tappa di un corridoio umanitario», ribadisce Narcisi, «e non l’estrema ancora di salvezza…».

In particolare, il passaggio da un’azione locale e gestita con risorse private ad un’azione di territorio con il contributo della Prefettura e del Ministero dell’interno, dovrebbe segnare un salto di qualità nella gestione di un fenomeno che non diventa di ordine pubblico «solo se si lavora in modo coordinato alla salvaguardia e alla tutela delle persone in transito, dei loro diritti e necessità di base».

A conclusione dell’incontro, in attesa che arrivino le auspicate risposte al progetto, l’Arcivescovo ha ribadito infine  il ruolo importante che hanno e che possono avere le comunità parrocchiali della diocesi di Susa e di Torino, «con il loro capitale umano e la naturale capacità di accoglienza».

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