Vegliate, accorciate le distanze

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Domenica 3 dicembre inizia l’Avvento e il nuovo Anno liturgico (anno B). A partire dal numero de La Voce e il Tempo di domenica 26 novembre 2023 l’autore dei commenti alla Parola di Dio è padre Andrea Marchini, dei Padri Dottrinari, parroco della parrocchia Gesù Nazareno, a Torino in piazza Benefica, retta dai Dottrinari fin dalla fondazione. La Congregazione dei Padri Dottrinari, fondata nel 1592 a l’Isle sur Sorgue, in Francia, per volontà di san Cesare De Bus, è presente in Italia, Francia, Brasile, India e Burundi. Il suo carisma è annunciare la Parola di Dio (www.dottrinari.org). Padre Marchini (nella foto qui sotto), classe 1970, dopo la licenza in Teologia si è specializzato in Pastorale giovanile e Catechesi all’Università Pontificia Salesiana di Roma ed è stato ordinato prete il 27 dicembre 1997. Il nostro ringraziamento e quello dei nostri lettori va a fratel Giorgio Allegri della Fraternità monastica di Montecroce di Cumiana (www.montecroce.it) che ha curato con sapienza i commenti molto apprezzati alla Parola di Dio e ci ha accompagnati ad un nuovo anno liturgico. E grazie a padre Andrea per aver accettato con entusiasmo questo prezioso servizio che ci aiuta a prepararci e a vivere le Scritture nel nostro quotidiano (m.lom)

padre Andrea Marchini

Innanzitutto un caro saluto a tutte le lettrici e tutti i lettori del nostro giornale.

Inizia il tempo di Avvento che vorrei definire come tempo liturgico tempo teologico e tempo di vita vissuta. Tempo liturgico perché ci separa dal Natale del Signore; tempo teologico perché ci prepara alla seconda venuta e per questo è un tempo di mezzo e poi anche un tempo di vita vissuta che contiene molteplici attese non fosse altro quelle di un mondo migliore più umano senza più violenze di ogni genere. Potremmo individuare un tema che definirei cosi: Non si inganna l’attesa.

«Fate attenzione, vegliate perché non sapete quando verrà il momento» (Mc 13,33) e ancora «Vegliate dunque; voi non sapete quando il padrone di casa ritornerà». Attorno a questo mistero del giorno e dell’ora si sono create tante paure e anche un poco di sconcerto spingendo anche i cristiani ad affidarsi a strane ricerche se non a pericolose  e dannose strade misteriche o magiche. La Parola di Gesù, lungi dallo spingerci verso queste strade, ci invita non a delegare l’attesa ad altri o ad altro al posto nostro ma ad esserne protagonisti. Questo Vangelo della vigilanza inizia con una similitudine molto conosciuta nei Vangeli che hanno al centro l’escatologia (il senso finale della storia); quella di un uomo che è partito dopo aver lasciato la propria casa. Come non pensare al periodo liturgico dell’Avvento non solo rivolto al Natale ma anche immaginarlo come un tempo Pasquale. Torno per un istante all’ ultimo incontro dei discepoli con il Risorto in Galilea dove il Maestro aveva dato loro l’appuntamento. Il racconto di Matteo ci parla del potere dato a Gesù derivato dalla sua Risurrezione e di un potere poi concesso ai suoi discepoli con cui portare il suo messaggio. Tornando al brano possiamo recuperare due indicazioni e suggerire una piccola meditazione. Innanzitutto la consapevolezza  che noi Battezzati abbiamo ricevuto il grande dono (talento) del Vangelo e di appartenere alla Chiesa assieme a tanti nostri fratelli e sorelle, ciascuno con il suo compito.

È il Vangelo l’olio che alimenta l’attesa dello sposo così come ci ha descritto la pagina di Matteo delle fanciulle sagge e delle fanciulle stolte proclamata appena qualche domenica fa; chissà se in questo Avvento posso tenere vicino a me il libro dei Vangeli e leggerne magari qualche pagina ogni giorno o almeno fare in modo di non perdere la sua lettura nella comunità domenicale.

In secondo luogo se è vero che questo uomo è partito per un viaggio, per il viaggio verso di noi è altrettanto vero che in questa storia i credenti non sono in sala di attesa ad aspettare con il rischio anche di addormentarsi.  Mi viene in mente in questa spiegazione di quel sonno che prende invece i discepoli nella notte dell’arresto, un sonno stigmatizzato dalle parole del Signore sofferente: «Così non siete stati capaci di vegliare un’ora sola con me?» (Mt 26,40-41).

L’attesa del Signore mette in moto energie, emozioni, scelte, decisioni che vanno nella direzione opposta al dormire, al lasciarsi andare, al farsi rubare la speranza, come direbbe Papa Francesco. Non si aspetta un amore, un sogno, un progetto, gli si va incontro, si creano le occasioni per riceverlo per farsi trovare pronti. Vorrei tornare a vivere questo Avvento come un’occasione, come un tempo, il tempo favorevole per creare occasioni di incontro personale con il Signore o nella comunità, occasione per un saluto che manca, una riconciliazione che dobbiamo, un interessamento che non abbiamo ancora vissuto. Il Vangelo non sarà dunque un sonnifero per dormire sonni tranquilli mentre il Signore è partito ma sarà per noi il metro per misurare la distanza tra la prima venuta del Signore e la sua seconda venuta, dove non c’è vuoto ma pienezza di amore, misericordia e tenerezza. Vegliate dunque cioè accorciate le distanze!

padre Andrea MARCHINI

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