Vent’anni fa la Carta ecumenica di Strasburgo

22 aprile 2001 – All’incontro ecumenico europeo a Strasburgo il cardinale Miloslav Vlk, arcivescovo di Praga e presidente del Consiglio delle Conferenze episcopali europee (Ccee) e il metropolita Jeremias Kaligiorgis, presidente del Conferenza delle Chiese europee (Cec o Kek) – 120 Chiese ortodosse e protestanti – firmano la «Carta ecumenica

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Nel 1989 e i tedeschi attaccano e sgretolano il Muro di Berlino; nel 1989 a Basilea in Svizzera si tiene la prima assemblea ecumenica europea. Nel 2001 Al-Qaida distrugge le Torri Gemelle di New York; il 22 aprile 2001 all’incontro ecumenico europeo a Strasburgo il cardinale Miloslav Vlk, arcivescovo di Praga e presidente del Consiglio delle Conferenze episcopali europee (Ccee) e il metropolita Jeremias Kaligiorgis, presidente del Conferenza delle Chiese europee (Cec o Kek) – 120 Chiese ortodosse e protestanti – firmano la «Carta ecumenica. Linee guida per la collaborazione tra le Chiese cristiane in Europa».

FISSA PROPOSITI E IMPEGNI – 1) rispondere alla chiamata all’unità della fede; 2) annunciare insieme il Vangelo; 3) andare l’uno incontro all’altro; 4) operare insieme; 5) pregare insieme; 6) proseguire i dialoghi; 7) contribuire a plasmare l’Europa; 8) riconciliare popoli e culture; 9) salvaguardare il creato; 10) approfondire la comunione con l’Ebraismo; 11) curare le relazioni con l’Islam; 12) praticare l’incontro con altre religioni e visioni del mondo. Ai propositi seguono gli impegni: difendere i diritti delle minoranze; tutelare i valori fondamentali contro ogni attacco; resistere ai tentativi di strumentalizzare la religione e la Chiesa; cercare una soluzione non violenta dei conflitti; migliorare e rafforzare la condizione e la parità delle donne; promuovere la giusta comunione tra donne e uomini nella Chiesa e nella società; sviluppare uno stile di vita responsabile e sostenibile; riconoscere la libertà religiosa e di coscienza delle persone e delle comunità in modo che possano praticare la propria religione o visione del mondo; essere aperti al dialogo con le persone di buona volontà, testimoniando la fede cristiana.

IL CAMMINO DEVE CONTINUARE – Un messaggio congiunto è stato appena firmato dal cardinale Gualtiero Bassetti, presidente della Conferenza episcopale italiana; dal metropolita Polykarpos, arcivescovo d’Italia ed esarca dell’Europa meridionale; dal pastore Luca Maria Negro, presidente della Federazione delle Chiese evangeliche in Italia. Sottolinea «il cammino di conoscenza sempre più profonda e di convergenza verso una testimonianza comune» e l’impegno «a fare di questa collaborazione un segno credibile di unità e un annuncio del Vangelo della pace nell’ottica di un cammino di speranza». L’Europa vive crisi epocali – economia, clima, migrazioni, pandemia – che colpiscono «nei valori e principî di convivenza civile e solidarietà umana». Le Chiese rispondono «con la ricerca della pace, della giustizia e della salvaguardia del creato, la fratellanza umana e il bene comune».

RESTA MOLTO DA FARE – Il solco è tracciato, «va custodito e alimentato affinché sia fermento di unità e riconciliazione» e affinché i discepoli del Signore «siano una cosa sola e il mondo creda» (Giovanni 17,21). A Basilea nel 1989 la prima assemblea ecumenica europea affronta «Pace nella giustizia». La seconda a Graz nel 1997 «Riconciliazione: dono di Dio e sorgente di vita nuova» invita le Chiese d’Europa a «elaborare un documento comune, che contenga i diritti e i doveri ecumenici fondamentali e indichi direttive, regole e criteri ecumenici che possano aiutare le Chiese, i loro responsabili e i loro membri a distinguere tra proselitismo e testimonianza, tra fondamentalismo e fedeltà alla fede e a configurare le relazioni tra le Chiese maggioritarie e quelle minoritarie».

NEL 2021, VENT’ANNI DOPO – L’invito è preso sul serio dalle Chiese e il documento è elaborato congiuntamente dalla Conferenza delle Chiese europee (Cec-Kek) e dal Consiglio delle Conferenze episcopali d’Europa (Ccee). Riceve 150 contributi dalle Chiese e il 22 aprile 2001 a Strasburgo è firmata la «Carta ecumenica». Vent’anni dopo il pastore Christian Krieger, presidente della Conferenza delle Chiese europee e il cardinale Angelo Bagnasco, presidente del Consiglio delle Conferenze episcopali d’Europa sottoscrivono un documento: «Le disuguaglianze sociali ed economiche richiedono la trasformazione dei nostri atteggiamenti e delle nostre strutture. Le continue minacce alla democrazia e all’ambiente richiedono una rinnovata attenzione alla totalità della vita. La ricomparsa di conflitti armati e attacchi terroristici richiedono pentimento, perdono e giustizia». Nella pandemia le Chiese «ridefiniscono il loro ministero», invitano alla preghiera: «Desideriamo essere strumenti di unità e impegnarci per rafforzare la comunione ecclesiale attraverso la preghiera e l’azione. Offriamo il nostro servizio al mondo per la promozione della giustizia e della pace».

IL RUOLO DEL CARDINALE MARTINI – «Mi ha sempre colpito la capacità del cardinale Carlo Maria Martini di rileggere le vicende dell’Europa, le preoccupazioni dei popoli e delle persone con la Parola di Dio». Lo ricorda il cuneese mons. Aldo Giordano, all’epoca osservatore permanente del Vaticano presso il Consiglio d’Europa, oggi nunzio apostolico in Venezuela. In un’intervista all’agenzia «Sir» mons. Giordano traccia «la dimensione europea ed ecumenica» del torinese cardinale arcivescovo di Milano che dal 1986 al 1993 è stato presidente del Consiglio delle Conferenze episcopali d’Europa. Il 30 aprile-2 maggio 1990 presiede un primo incontro dei vescovi europei a Vienna «Cristo ci ha liberati perché restassimo liberi». Per mons. Giordano «un momento storico che approfondisce la conoscenza, supera i sospetti, trova strade di comunione e collaborazione». Nella guerra dei Balcani, Martini cerca strade di riconciliazione soprattutto a livello ecumenico: «I temi pastorali che toccano l’esistenza delle persone gli stavano a cuore». Preside il simposio di vescovi europei «L’atteggiamento odierno di fronte la nascita e la morte» (Roma, 12-17 ottobre 1989) al quale interviene il cardinale arcivescovo di Torino Anastasio Alberto Ballestrero della Cei. Sono «innumerevoli gli incontri che hanno visto Martini guida e maestro su catechesi, mezzi di comunicazione, vocazioni, migrazioni, dialogo tra religioni, ruolo dei laici. Ha sempre cercato la collaborazione con gli episcopati degli altri continenti, convinto della cattolicità della Chiesa».

«PACE NELLA GIUSTIZIA» – Con il metropolita Alessio, dal 1990 Patriarca di Mosca e di tutte le Russie, Martini preside la prima assemblea ecumenica (Basilea, 15-21 maggio 1989) «Pace nella giustizia», organizzata dal Ccee e dalla Cec. Ricorda mons. Giordano: «Con 700 delegati di ogni Paese e ogni tradizione cristiana, è stata un segno profetico nel cammino delle Chiese e dell’Europa: dopo secoli, primo appuntamento in cui le Chiese d’Europa si sono riunite con fiducia». Seguono le assemblee ecumeniche a Graz (Austria) nel 1997 e a Sibiu (Romania) nel 2007. «Anche a Graz Alessio II e Martini testimoniarono la loro amicizia. Martini ha creduto nei rapporti personali e nel ritornare alla Sacra Scrittura per ritrovare l’unità».

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