Vergogna per le vittime del mare

Le durissime parole del Papa – Nessuno si è mosso per trarre in salvo 130 migranti annegati la scorsa settimana nel Canale di Sicilia. Chiedevano soccorso, l’hanno chiesto disperatamente per due giorni, ma la comunità internazionale – Italia compresa – non si è mossa. Durissimo il commento del Papa che domenica 25 aprile ha bollato di «vergogna» l’Europa

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foto Sir

«Vergogna» lasciar morire in mare 130 migranti. Domenica 25 aprile 2021 al Regina coeli Papa Francesco si dice «molto addolorato» per la tragedia nel Mediterraneo: «Sono persone, vite umane, che per due giorni hanno implorato aiuto, aiuto che non è arrivato. Preghiamo per loro e per coloro che possono aiutare ma preferiscono guardare da un’altra parte». Ricorda gli 82 malati di Covid bruciati nell’incendio in un ospedale a Baghdad e il dramma delle Isole Sant Vincent e Granadine colpite da eruzione vulcanica, che provoca danni e disagi.

«MOMENTO DELLA VERGOGNA» – Il Papa ha nel cuore, nella mente e nella preghiera quelle 130 vite spezzate. Chiede che tutti – dagli Stati all’Unione europea, dai governi ai partiti, dai singoli alle comunità – riflettano e si interroghino «su questa ennesima tragedia» al largo della Libia: «Preghiamo per questi fratelli e sorelle e per tanti che continuano a morire in questi drammatici viaggi. Preghiamo per coloro che possono aiutare ma preferiscono guardare da un’altra parte». L’8 luglio 2013 Francesco scelse l’isola di Lampedusa, «porta d’Italia e d’Europa» per migliaia di disperati, per la sua prima visita. Denunciò «la globalizzazione dell’indifferenza» e parlò degli «immigrati morti in mare, da quelle barche che invece di essere una via di speranza sono state una via di morte». Celebrò Messa su un palco costruito con i relitti delle barche naufragate. Il successivo 4 ottobre, ad Assisi per festa di San Francesco, esclama: «Vergogna! Vergogna! Vergogna!» quando lo informano delle dimensioni della tragedia – la più grave nel Mediterraneo – consumata il 3 ottobre vicino a Lampedusa.

«GIUSEPPE ESEMPIO DI OGNI VOCAZIONE» – Domenica 25 aprile, 58ª Giornata mondiale di preghiera per le vocazioni, istituita da San Paolo VI nel 1964, il messaggio del Pontefice riflette sul «grande Santo che ha realizzato qualcosa di straordinario agli occhi di Dio che in San Giuseppe ha riconosciuto un cuore di padre, capace di dare e generare vita nella quotidianità. Il Signore desidera plasmare cuori di padri e di madri, cuori aperti, capaci di grandi slanci, generosi nel donarsi, compassionevoli nel consolare le angosce e saldi nel rafforzare le speranze. Di questo hanno bisogno il sacerdozio e la vita consacrata, in tempi segnati da fragilità e sofferenze dovute alla pandemia, che ha originato incertezze e paure sul futuro e sul senso della vita. San Giuseppe ci viene incontro con la sua mitezza, da santo della porta accanto e la sua forte testimonianza può orientarci nel cammino». I quattro sogni di Giuseppe – nascita di Gesù, fuga in Egitto, ritorno in patria, arrivo a Nazaret – narrati dai Vangeli «sono stravolgimenti ai quali lui risponde con coraggio, seguendo la volontà di Dio che si rivela vincente. Ma Giuseppe non è uomo rassegnato, la sua è un’accoglienza attiva, un coraggioso e forte protagonismo». Come dovrebbero essere tutte le vocazioni.

NON SEGUIRE AMBIZIONI E NOSTALGIE – Aggiunge: «Che bell’esempio di vita cristiana offriamo quando non inseguiamo ostinatamente le nostre ambizioni e non ci lasciamo paralizzare dalle nostre nostalgie, ma ci prendiamo cura di quello che il Signore, mediante la Chiesa, ci affida. Allora Dio riversa il suo Spirito, la sua creatività, su di noi; e opera meraviglie, come in Giuseppe». E gioia augura ai fratelli e sorelle «che con generosità avete fatto di Dio il sogno della vita, per servirlo nei fratelli e nelle sorelle, attraverso una fedeltà che è già testimonianza, in un’epoca segnata da scelte passeggere ed emozioni che svaniscono senza lasciare la gioia. San Giuseppe, custode delle vocazioni, vi accompagni con cuore di padre». Il 25 aprile Bergoglio ha ordinato 9 sacerdoti per la diocesi di Roma: 6 del Seminario maggiore, due al Collegio «Redemptoris Mater», uno al Seminario Madonna del Divino Amore. Varia la provenienza geografica: il romeno Georg Marius Bogdan desiderava diventare sacerdote «fin da bambino seguendo la storia di San Giovanni Bosco» che ispira anche il 32enne calabrese Salvatore Marco Montone, che fa esperienza nella Caritas. Diego Armando Barrera Parra, colombiano, 27 anni, già volontario in un carcere minorile e in una fondazione per tossicodipendenti. Il più giovane, Manuel Secci, 26 anni di Roma, è cresciuto in una parrocchia di periferia. Il più anziano, 43 anni, è il siciliano Salvatore Lucchesi, vocazione adulta, scoperta a Roma durante l’università. Il 29enne brasiliano Mateus Enrique Ataide da Cruz, a Roma da 7 anni, ha frequentato il Seminario Madonna del Divino Amore. Riccardo Cendamo, quarantenne, facendo il regista scopre che la sua strada è un’altra. Samuel Piermarini, 28 anni, calciatore nel mirino della Roma: a un passo dal contratto, sceglie di giocare per e con Cristo nel sacerdozio.

MARATONA DI PREGHIERA PER LA PANDEMIA – Dal 1° maggio una «maratona di preghiera» per invocare la fine della pandemia coinvolge tutti i santuari del mondo perché siano promotori presso fedeli, famiglie e comunità della recita del rosario. Francesco apre la maratona che si concluderà il 31 maggio. Il tema è «Da tutta la Chiesa saliva incessantemente la preghiera a Dio» (Atti 12,5). Il Pontificio Consiglio per la promozione della nuova evangelizzazione spiega che l’iniziativa è fortemente voluta dal Papa.

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