Vescovi Comece: allargare l’UE ad altri Paesi

Polonia – I vescovi delegati dalle Conferenze episcopali dell’Unione Europea, riuniti in Polonia per la plenaria di primavera (17-19 aprile), hanno rilasciato una dichiarazione che guarda all’ampliamento dei confini comunitari ad altri Paesi: una necessità che può portare pace e giustizia, ma va sviluppato “un vero spirito europeo”

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«Consideriamo la prospettiva di una futura adesione all’Ue come un forte messaggio di speranza per i cittadini dei Paesi candidati e come una risposta al loro desiderio di vivere in pace e giustizia» e anche per i cittadini dell’Ue chiamati a una prova determinante quale l’elezione dell’Europarlamento l’8-9 giugno 2024.

Lo scrivono i vescovi delegati della Commissione delle 27 Conferenze episcopali dell’Ue (più la Gran Bretagna) in una dichiarazione diffusa al termine dell’assemblea plenaria di primavera della Comece (17-19 aprile) svolta a Lomza (Polonia), assemblea durante la quale le Chiese hanno celebrato il 20° dello storico allargamento dell’Ue. Il 1° maggio 2004 l’Unione europea si è ampliata con dieci nuovi Stati membri e «questo – scrivono i vescovi – ha rappresentato un passo significativo nella realizzazione della visione di un’Europa unita che possa “respirare con i suoi due polmoni”», come si esprimeva spesso Papa San Giovanni Paolo II, «riunendo l’Europa dell’Est e dell’Ovest in una comunità di popoli, diversi, eppure legati da una storia e da un destino comuni». Si è trattato – a parere dell’assemblea Comece – «di una pietra miliare nel processo di europeizzazione dell’Ue, rendendola più vicina a ciò che è chiamata a essere, e una forte testimonianza per i nostri tempi di come la cooperazione fraterna, nella ricerca della pace e radicata in valori condivisi, possa prevalere su conflitti e divisioni»,

Oggi tra i Paesi candidati a entrare nell’Unione europea ci sono i Paesi dei Balcani e dell’Est Europa, come Albania, Bosnia ed Erzegovina, Ucraina, Moldavia, Georgia. Dopo una certa «stanchezza da allargamento» degli ultimi anni – notano i vescovi – la situazione si è ribaltata negli ultimi due anni: «La guerra di aggressione della Russia contro l’Ucraina e gli sviluppi geopolitici nei Paesi vicini all’Ue hanno dato un nuovo slancio per le future adesioni all’Unione» che i vescovi definiscono «una necessità geopolitica per la stabilità del continente».

Poi la Comece si rivolge all’Unione europea: «La credibilità del processo di allargamento dell’Ue implica anche passi concreti da parte dell’Unione per prepararsi ad accogliere nuovi membri. Il futuro allargamento dell’Ue è un’opportunità per attualizzare l’idea di un’Europa unita, radicata nella solidarietà pratica e per riscoprire con fedeltà creativa quei grandi ideali che ne hanno ispirato la fondazione». Proprio per questo i vescovi chiedono che ogni processo prenda sempre in considerazione l’impatto sulle persone, «in particolare sui membri più vulnerabili delle società degli attuali e dei futuri Stati membri»; sia improntato sul «rispetto per le diverse tradizioni e culture», sulla solidarietà pratica e non sull’«imposizione ideologica. Come Chiesa cattolica – assicurano i vescovi delegati –, siamo pronti a contribuire a questi sforzi».

Stati fondatori: Belgio, Francia, Germania federale, Italia, Lussemburgo, Paesi Bassi.

1973: Danimarca, Islanda.

1981: Grecia.

1986: Portogallo, Spagna.

1995: Austria, Finlandia, Svezia.

2004: Cipro, Estonia, Lettonia, Lituania, Malta, Polonia, Repubblica Ceca, Slovacchia, Slovenia, Ungheria.

2007: Bulgaria, Romania.

2013: Croazia.

Candidati: Macedonia del Nord, Montenegro, Serbia, Albania, Moldavia, Bosnia ed Erzegovina, Georgia.

Pier Giuseppe Accornero

 

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