Via Traves chiude il Centro stranieri da Lampedusa

Torino – Il nuovo Prefetto Donato Giovanni Carfagna ha annunciato nei giorni scorsi che entro il 16 ottobre il Centro di accoglienza di via Traves – attualmente utilizzato per i migranti sbarcati a Lampedusa – verrà svuotato e restituito al Comune di Torino per ospitare i senza fissa dimora in vista della stagione invernale

250

Il nuovo Prefetto di Torino Donato Giovanni Carfagna ha annunciato nei giorni scorsi, durante la conferenza stampa di insediamento, che entro il 16 ottobre il centro di accoglienza di via Traves – attualmente utilizzato per i migranti sbarcati a Lampedusa – verrà svuotato e restituito al Comune di Torino per ospitare i senza fissa dimora in vista della stagione invernale. Secondo i dati forniti dalla Prefettura, in provincia di Torino 4.900 immigrati sono attualmente alloggiati in 328 Cas (Centri di accoglienza straordinaria) e altre 150 persone si trovano nei Sai (Sistema di accoglienza e integrazione); mentre andiamo in stampa, in via Traves rimangono circa 100 immigrati che dovrebbero essere trasferiti in altre strutture attraverso la rete Cas.

La chiusura del centro di accoglienza presso l’ex Mattatoio delle Vallette, luogo «improvvisato» per dare appunto un tetto ai migranti sbarcati a Lampedusa, risulta prorogata di due settimane (la serrata era fissata il 30 settembre), ma la necessità di trovare una sistemazione a chi giunge in Italia dai barconi rimane impellente. La situazione di via Traves, secondo Sergio Durando, referente per la Pastorale dei Migranti della Diocesi – che in questi giorni a Torino promuove «Il Festival dell’Accoglienza» – evidenzia una criticità nel sistema di accoglienza nazionale che ha ripercussioni nei territori e sulle comunità locali.

«Purtroppo non si è riusciti in 30 anni a mettere in piedi un sistema di accoglienza e ci troviamo continuamente con periodi di emergenza, quando invece questo dovrebbe essere un fatto strutturato senza ricadute così drammatiche. D’altronde l’edificio di via Traves, già di per sé poco adatto ad un’accoglienza dignitosa, quando viene investito di un sovraccarico di quasi quattro volte la sua capienza (si è arrivati a 600 persone, a fronte di una capacità di 140 posti, ndr.), diventa disumana». Secondo Durando il problema di avere un tetto, una casa decorosa, uno spazio dove poter vivere è sempre più drammatico a fronte di città con grandi spazi vuoti, abbandonati, sfitti. Urgenza che va affrontata. «A farne le spese sono coloro che approdano nelle coste del sud Italia, arrivano a piedi dalla rotta balcanica e non vengono inseriti nei sistemi di accoglienza, chi esce dai progetti o riceve uno sfratto. E poi le persone che vengono ‘sgombrate’, chi vive per strada o si sposta da una città all’altra». Ma anche – conclude Durando – gli universitari che oggi protestano per il caro-affitti «e non riescono a sostenerne le spese o chi, pur avendo un lavoro a tempo determinato e uno stipendio per pagare un affitto, viene costantemente ‘espulso’ dal mercato immobiliare perché straniero».

Anche la garante dei Detenuti del Comune di Torino Monica Cristina Gallo – che, tra i compiti istituzionali, ha quello di verificare il rispetto dei diritti nelle strutture di detenzione e anche nei luoghi in cui viene privata o comunque limitata la libertà delle persone – ritiene che l’ex Mattatoio fosse una toppa in un sistema che fa acqua. «Nonostante il lodevole impegno degli operatori della Croce Rossa Italiana, la buona volontà e la disponibilità di tutti, ospitati e ospitanti, l’hub di via Traves adattato a centro straordinario di accoglienza per i migranti si è rivelato, come peraltro evidenziato da alcuni consiglieri comunali che lo hanno visitato, strutturalmente inadeguato per dare dignitosa ospitalità a un numero così alto di persone. Anche per questo ritengo saggia la decisione annunciata dal Prefetto di chiudere via Traves come hub straordinario per i migranti. Il nostro sistema di prima accoglienza ha bisogno di strutture, servizi e procedure ben diverse».

Elena Ferro, della segreteria Cgil con delega alle Politiche per il Lavoro e per i Diritti di cittadinanza dei migranti, il 29 settembre ha visitato l’ex Cpr di corso Brunelleschi (chiuso il 5 marzo scorso, cfr. La Voce e il Tempo, domenica 1 ottobre) e poi l’hub di via Traves: «L’impressione è di due strutture del tutto avulse dal contesto sociale ed economico della città. In particolare via Traves è completamente inadeguata per accogliere migranti che provengono da rotte a rischio di vita fra cui numerosi minorenni. Durante la visita ho incontrato 40 minori in promiscuità con adulti e privi di qualunque assistenza specifica da luglio, perché le strutture assistenziali del Comune di Torino per i minori sono ormai da tempo stracolme». Elena Ferro rimarca che l’emergenza migranti e il decreto del Governo che affida alle Prefetture la gestione, prorogata di 56 mesi, non tiene conto che «le migrazioni non si fermano e non ci sono elementi di cambiamento del quadro internazionale, tantomeno ipotetici accordi che possano prevedere una riduzione della presenza di persone migranti nel Paese e quindi a Torino. Quando chiuderà via Traves, dove saranno accolti i migranti? In che modo? Dobbiamo supporre che magicamente spariscano o, piuttosto, che carsicamente si collochino sul territorio incrementando il disagio e il senso di insicurezza per poi governarlo?»

Resta poi ancora irrisolta la questione dell’Ufficio migranti della Questura di corso Verona con continue code e tempi di attesa lunghissimi, segnali di un sistema non adeguato a svolgere i compiti che le leggi assegnano, conclude Ferro. «E intanto le persone sono trattate come merci da accatastare e poi smistare. Come sindacati pensiamo che si debba diffondere più consapevolezza e che, insieme alle associazioni che si occupano di questi temi, si possa lanciare una discussione che metta al centro un modello di accoglienza alternativo e democratico che guardi al lavoro, alla lotta all’illegalità e alla piena applicazione dei diritti. Solo così le tensioni sociali possono stemperarsi e costruire una città più inclusiva».

LASCIA UN COMMENTO

Inserisci il tuo commento!
Inserisci il tuo nome