Viganò scomunicato per scisma

Comunicato del 5 luglio – L’ex nunzio negli Stati Uniti Carlo Maria Viganò, Arcivescovo titolare di Ulpiana, è scomunicato «latae sententiae» perché non riconosce la legittimità di Papa Francesco e del Concilio Vaticano II

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Il vescovo Carlo Maria Viganò

L’ex nunzio negli Stati Uniti Carlo Maria Viganò, Arcivescovo titolare di Ulpiana, è scomunicato «latae sententiae» per il fatto di aver commesso il delitto, perché non riconosce la legittimità di Papa Francesco e del Concilio Vaticano II. È la conclusione del processo penale extragiudiziale ex can. 1720 CIC. Dalle sue affermazioni risulta «il rifiuto di riconoscere e sottomettersi al Sommo Pontefice, della comunione con i membri della Chiesa a lui soggetti e della legittimità e dell’autorità magisteriale del Concilio Vaticano II».

La decisione gli è comunicata il 5 luglio 2024 nel posto segreto in cui vive. Il 20 giugno divulga il decreto che lo convoca a Roma ma non nomina (entro il 28 giugno) un avvocato difensore, quindi ne è nominato uno d’ufficio. Allo scomunicato è proibito celebrare Messa e i Sacramenti; ricevere i Sacramenti; amministrare i sacramenti e il culto liturgico; avere parte attiva nelle celebrazioni; esercitare uffici o incarichi o ministeri o funzioni; porre atti di governo.

L’ex nunzio non intende difendersi, anzi rincara la dose delle accuse con toni e argomenti dai quali si dissociano persino i seguaci dello scismatico e scomunicato (nel 1988) Marcel Lefebvre: «Non ho intenzione di sottopormi a un processo farsa in cui coloro che mi dovrebbero giudicare imparzialmente per difendere l’ortodossia cattolica sono coloro che accuso di eresia, tradimento e abuso di potere. La “chiesa” di Bergoglio non è la Chiesa cattolica, ma è la “chiesa conciliare” nata dal Vaticano II, oggi non meno ereticale come “chiesa sinodale”». I lefebvriani prendono le distanze. «C’è un punto che lo differenzia significativamente dal nostro fondatore: Viganò fa nel suo testo una chiara dichiarazione di sedevacantismo. In altre parole, Francesco non è Papa a causa di un “difetto di consenso” del cardinale Jorge Mario  Bergoglio al momento dell’accesso al potere supremo (13 marzo 2013): considerando il papato come qualcosa di diverso da ciò che realmente è, l’eletto del 2013 ha accettato l’incarico pontificale senza consentirvi a pieno: ne deriva la nullità dell’accettazione. Il suo pontificato è quello di un figurante».

Il 30 ottobre 2020, l’allora nunzio a Washington scrisse al presidente degli Stati Uniti Donald Trump una lettera sconvolgente che distrugge la figura del Papa come uno dei protagonisti dell’abdicazione della Chiesa al neoglobalismo e alla distruzione di ogni identità nazionale, religiosa e sessuale. «Si moltplicano gli attacchi di chi vuole demolire le basi della società: la famiglia naturale, il rispetto per la vita umana, l’amore per la Patria, la libertà di educazione e di impresa. Vediamo i capi delle Nazioni e i capi religiosi assecondare questo suicidio della cultura occidentale e della sua anima cristiana, mentre ai cittadini e ai credenti sono negati i diritti fondamentali, in nome di un’emergenza sanitaria che vuole instaurare una disumana tirannide. Lo scopo è l’imposizione di una dittatura sanitaria finalizzata all’imposizione di misure liberticide: imposizione della vaccinazione Covid-19 e Covid-21; obbligo di un passaporto sanitario e di un ID digitale; tracciamento dei contatti di tutta la popolazione mondiale». In un video sconvolgente afferma: «Questa non è la Chiesa di Cristo, ma un’antichiesa massonica»; denuncia l’usurpazione del trono di Pietro da parte di Bergoglio e della massoneria; spiega come questa teologia perversa si sia affermata grazie al senso di inferiorità e inadeguatezza instillato nelle gerarchie ecclesiastiche dal mondo laico-massonico. Durante la pandemia, la Chiesa, invece di riconoscere il monito divino per i peccati dell’uomo, l’ha attribuita alla natura.

«Silenzio e preghiera dinanzi a chi cerca scandalo e divisione». Il 3 settembre 2018,  Papa Francesco afferma: «Il Signore ci dia la grazia di discernere quando dobbiamo parlare e quando dobbiamo tacere». A chi avanza accuse gravissime risponde con parole forti: «Con le persone che cercano scandalo e divisione, l’unica strada è il silenzio e la preghiera per combattere il padre della menzogna, l’accusatore, il Diavolo, che agisce per distruggere l’unità di una famiglia, di un popolo». Il gesuita Federico Lombardi, ex portavoce papale, commentò: «Francesco ha scelto pazienza e umiltà e non si lascia coinvolgere dalle dispute. Un’ondata di accuse estremamente aggressive mescolano alcuni elementi di verità con tanti elementi di falsità che confondono e creano divisione. Il Papa ribadisce l’intenzione di non rispondere e di non lasciarsi coinvolgere in una spirale di dispute e contraddizioni violente che portano solo altre divisioni e un profondo male nella Chiesa. Sceglie di imitare Gesù che si pone a un livello superiore e non si lascia coinvolgere sul piano basso e cattivo di accuse e contraccuse. Nella vita della Chiesa difficoltà e tensioni, confusione e accuse ci sono sempre state e ci saranno».

Le quasi cinquecento pagine del «Rapporto McCarrick» pubblicato nel novembre 2020 dalla Santa Sede rivelano errori di valutazione, omissioni e scelte sbagliate, reticenze e scarso scambio di informazioni dell’ex nunzio, che arrivò a chiedere al Papa di rinunciare al pontificato. Il memoriale accusa Papa, cardinali e vescovi di avere coperto l’ex cardinale arcivescovo di Washington Theodore Edgar McCarrick, è contestato pagina per pagina dalla Segreteria di Stato. Grazie con una mole di documenti e a 90 testimonianze. Viganò accusò senza riscontri; definì «cattive e corrotte» persone che agirono correttamente. Esemplare la risposta di Francesco: «Fate voi il vostro giudizio. Io non dirò una parola. Ho letto quel comunicato. Leggetelo anche voi attentamente e fate voi il vostro giudizio. Il comunicato parla da sé».

Viganò dice che decine e decine di alti vertici della Chiesa da anni erano a conoscenza delle accuse di pedofilia e degli abusi; accusa Francesco di non aver rispettato le sanzioni imposte da Benedetto XVI; gli chiede di dimettersi. Perché «ha seguito consigli dei perversi e operato il male».

Pier Giuseppe Accornero

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