Venerdì 31 gennaio pomeriggio le vie di Tassia, periferia di Nairobi sono affollate, non ancora come avverrà più tardi e non come può immaginare chi ha solo l’idea dell’affollamento delle nostre città, perché l’ordine di grandezza è decisamente superiore. La gente di ogni età nelle strade è tanta, un mescolio di attività, di frenesia, con macchine, moto, bambini, mucche in ogni senso di marcia, che camminano su un terreno sconnesso e in gran parte sommerso dal fango, conseguenza della pioggia degli ultimi giorni.
Tra chi passa per le vie c’è don Paolo Burdino, fidei donum torinese, alla guida della comunità Santi Innocenti che accompagna il cardinale Repole dopo la visita mattutina, nel primo giorno a Nairobi, ai locali del complesso parrocchiale. Un primo assaggio interno al ‘compound’ con la presentazione delle attività che di anno in anno «evolvono» grazie al supporto della diocesi di Torino, di gruppi parrocchiali legati al nostro sacerdote fidei donum e alla sua inventiva concretizzata dai laici responsabili della parrocchia keniana insieme a padre Michael Wamunyu Ndirangu dei Missionari della Consolata che dalla fine del 2023 vive con lui a Tassia e collabora a tutto campo nella pastorale parrocchiale. Nel pomeriggio l’uscita nel quartiere.
Percorrono alcune strade – con loro anche don Alessio Toniolo, referente diocesano peri i sacerdoti fidei donum e chi scrive – e mentre don Burdino fa osservare le abitazioni, inquadra il contesto del quartiere, un uomo in bicicletta richiama l’attenzione, è un parrocchiano, non ha una gamba, ma nonostante questo con l’aiuto di una stampella riesce a spostarsi sulle due ruote per andare a svolgere un lavoro che gli garantisce una sopravvivenza che per noi non sarebbe considerata tale.
Peter, il suo nome, parla fitto con don Burdino e gli esprime il desiderio che ci si possa fermare, facendo il giro per il quartiere, in casa sua. Alla risposta affermativa un primo sorriso rivela già la gioia per quell’incontro. Un breve tratto di strada ed ecco l’accesso alla sua abitazione, al palazzo buio e alle scale che vengono illuminate dalla torcia dello smartphone per tre piani. La salita è su scalini irregolari e sconnessi, per Peter sono tre piani da affrontare con la bicicletta sulle spalle, la stampella, una sola gamba.
Così ogni giorno per poter mantenere la sua casa: uno spazio di 2 metri e mezzo per tre senza finestra, un divano, un comodino con un piccolo televisore con accanto una statuetta della Vergine di Lourdes di quelle che conservano l’acqua benedetta, un letto, nessuna finestra, nessun altro spazio, qualche fotografia appesa, un crocifisso e una preghiera incorniciata. Peter ci accoglie, ci stringiamo sul divano e ci fa notare le sue foto, ci racconta di come gioca a calcio ogni due settimane, del suo lavoro… poi apre un cassetto e dona ad ognuno di noi un animaletto di legno e una borsa ricamata per portarli a casa.
Chiede di pregare insieme, chiede una benedizione… e il sorriso e lo sguardo esprimono una gioia profonda, perché la sua casa è stata visitata dal Vescovo, perché ci siamo fermati, perché abbiamo condiviso quel momento. Sapeva che in parrocchia avrebbe incontrato il cardinale, la domenica a Messa, aveva preparato il suo dono, ma non immaginava che l’avrebbe incontrato prima, per strada, che avrebbe accettato il suo invito, l’avrebbe ospitato e avrebbe pregato con lui.
Al termine dell’incontro il viso di Peter è radioso, gli occhi brillano, il sorriso trasmette la consapevolezza di chi ha percepito in quella visita casuale, nella semplicità di quello scambio di parole, l’incontro con il Gesù in cui crede, con quella Salvezza che ogni mattina gli fa allungare il percorso verso il lavoro per partecipare alla messa delle 6.30 in parrocchia. In quella benedizione ricevuta, non si poteva non cogliere la gioia per una vita che sa riconoscere comunque la benevolenza di Dio, che se ne sente sorretta, una vita che nella povertà sa cogliere l’elemento di ricchezza e per questo è capace anche di donare: un piccolo oggetto cui aggiungerà anche una sua foto (consegnata domenica dopo la Messa) perché ci si possa ricordare di lui, nella preghiera e nei racconti che si faranno al ritorno su questa visita a Tassia.
La sera è ormai calata sul quartiere, nel pianerottolo sottostante alcuni bimbi – che a Nairobi spuntano da ogni angolo – si affacciano curiosi e cercano di richiamare l’attenzione, don Paolo ci riporta in parrocchia per andare a incontrare le coppie del «Family life» (che preparano i fidanzati al matrimonio) in una casa dove il Vescovo celebrerà la Messa e si cenerà insieme. Altro momento intenso della visita, di scambio e di condivisione. Nell’omelia commentando il Vangelo del «granello di senape» il cardinale sottolinea: «Gesù dice che quella cosa piccola è davvero importante, è preziosa per Dio. Dio guarda quel piccolo seme e attraverso quel seme realizza il suo regno, di giustizia, di pace, di amore. Dio ci dice che bisogna guardare ciò che agli occhi degli uomini è spesso invisibile, quello che a cui noi uomini non prestiamo attenzione. Perché è attraverso il piccolo che Dio si rivela e ci comunica il suo amore».
Il «piccolo», come potrebbe essere la vita di Peter che scorre nella fatica, nell’invisibilità, ma che, nella «casualità» di un saluto per strada, nella semplicità dell’accoglienza, ha testimoniato la concretezza di quell’espressione evangelica «Oggi la Salvezza è entrata in questa casa», che è in fondo la speranza di ognuno.


