Vogliamo perdere anche Iveco?

Allarme dei sindacati torinesi – Dopo il passaggio di Fca-Fiat sotto il controllo francese, anche la proprietà di Iveco potrebbe presto volare all’estero, in Cina. La notizia di trattative con il gruppo Faw allarma i sindacati torinesi nel silenzio quasi completo dell’informazione locale

231

All’indomani dell’annuncio della nascita del gruppo internazionale Stellantis dalla fusione di Fca e Psa, anche Cnh Industrial, l’altro gruppo veicolistico che fa capo ad Exor, la cassaforte olandese Agnelli-Elkann, preoccupa i sindacati per la notizia, nei giorni scorsi, di una possibile cessione di Iveco ai cinesi di Faw.

È passato un anno dall’ipotesi di separazione in due gruppi distinti delle attività «off-road», i trattori ed i mezzi speciali per le costruzioni e l’agricoltura di grande successo nel mercato mondiale, provenienti dal matrimonio tra l’americana Case e la Fiat New Holland, e le attività «high-way», di camion ed autobus (Iveco), più esposte alla competizione con i colossi del trasporto gommato su strada. Ed ora la riapertura della trattativa per la vendita di Iveco alla Faw, il maggior costruttore di autoveicoli cinese, partner storico di Wolkswagen e Toyota nel paese del Dragone. Iveco era stato uno dei primi gruppi europei a sbarcare in Cina fin dagli anni ‘80 ed oggi è presente su veicoli pesanti e con i furgoni Daily in collaborazione con un altro colosso cinese Saic.

Ma oggi i pesi sono invertiti: i cinesi hanno tecnologie e capacità produttive, soprattutto hanno mercati che «tirano» e utili da reinvestire in Usa e in Europa. E ancora una volta sconcerta la distanza della politica già defilata rispetto alla nascita di Stellantis nonostante l’industria italiana dell’autoveicolo, seppur in recessione, valga ancora 100 miliardi di euro e riguardi circa 300 mila addetti diretti. Iveco vale oltre 10 mila lavoratori, a cui sommare la filiera componenti.

D’altra parte gli autobus, un importante capitolo di acquisto per le amministrazioni per il trasporto pubblico, ormai non vengono più prodotti in Italia dopo la chiusura nel 2013 di Irisbus Iveco. Per la Fim Cisl Torino, che ha chiesto un incontro urgente con Cnh, la notizia della possibile vendita di Iveco è «un fulmine a ciel sereno: importanti investimenti in ricerca sulle nuove propulsioni e il progetto di fare un polo sull’idrogeno non possono essere messi a rischio. I nuovi veicoli industriali vengono trainati da Torino e dalla grande competenza che si esprime nei nostri stabilimenti».

LASCIA UN COMMENTO

Inserisci il tuo commento!
Inserisci il tuo nome

10 + 13 =