Williams, “tenere aperte le porte della Chiesa”

Intervista – A colloquio con il teologo anglicano Rowan Williams, Arcivescovo di Canterbury dal 2003 al 2012: “grazie al dono di Dio c’è di più in noi come essere umani di quanto abbiamo mai saputo”

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Rowan Williams, Arcivescovo emerito di Canterbury

Rowan Williams ha le idee chiare su che cosa significhi oggi parlare di evangelizzazione in un contesto urbano: «Siamo qui per condividere una buona notizia […]: la nostra umanità è stata abitata e trasformata dalla Parola eterna di Dio». Nella sua relazione al convegno della Facoltà Teologica «Le Chiese cristiane e le sfide per l’evangelizzazione», tenutosi lo scorso 16 novembre, ha condiviso alcune esperienze delle comunità anglicane inglesi e gallesi, alla luce della sua esperienza di vescovo diocesano prima e poi di arcivescovo di Canterbury dal 2003 al 2012. La sua riflessione si è focalizzata su alcuni tentativi di creare nuove espressioni della vita ecclesiale nella città di oggi. Perché la Chiesa, così ha detto Williams, ha il compito di manifestare ed invitare, tenendo conto delle pressioni presenti nell’ambiente urbano.

Chiamata a portare speranza alle persone che sperimentano le varie povertà di oggi, la comunità cristiana deve praticare innanzitutto l’adorazione: così dice che «può esistere uno spazio nel mondo sociale in cui non si deve guadagnare il proprio posto o giustificare la propria accoglienza o dimostrare di poter ottenere risultati». Grazie alla liturgia, siamo introdotti in uno spazio umano più ampio: «Scopriamo di essere più di quanto sospettavamo di essere», siamo condotti in un mondo più spazioso. Williams ha raccontato alcune esperienze per portare la dimensione contemplativa nelle parrocchie urbane, comprese quelle che cercano nuove forme di vita monastica in contesto urbano.

Ha insistito sulle possibilità di evangelizzazione al di fuori delle mura delle chiese, andando ad incontrare le povertà delle città moderne. Ed ha sintetizzato il suo pensiero così: «Tenere aperte le porte della Chiesa, letteralmente e metaforicamente, è il cuore di un’evangelizzazione efficace». Ciò si realizza, ha esemplificato, nel fatto che oggi molte parrocchie aprono i loro locali per fornire spazi riscaldati durante il giorno a persone che non possono pagare le bollette energetiche. Si tratta di rendere più ‘spazioso’ il mondo delle nostre città, curando l’umanità concreta. Un altro esempio portato da Williams è stato quello di una donna gallese di mezza età, che ha deciso di mettere a disposizione la stanza di ingresso della propria abitazione a tutti coloro che, in un quartiere fatto di case di edilizia pubblica piccole ed affollate, desiderano trascorrere un’ora o due di tranquillità.

In tal modo la Chiesa, che è prima di tutto il Corpo di Cristo, deriva dalla sua vita sacramentale la capacità di rinnovare l’umanità, condividendo la buona notizia «che, grazie al dono trasformante di Dio, c’è di più in noi come esseri umani di quanto abbiamo mai saputo». Per questo le priorità della pastorale devono diventare quelle di fare spazio, di aprire le porte, di far capire alle persone di essere amate e degne di fiducia, continuando a mettere davanti a loro la bellezza e il mistero del Dio della rivelazione biblica. Evangelizzare significa dunque in sintesi continuare ad imparare dal nostro Maestro «come essere il suo Corpo qui e ora, tra le persone che ci ha messo vicino», nonostante le nostre debolezze e i nostri tradimenti.

Abbiamo continuato il nostro dialogo con Williams ponendogli alcune domande sui temi da lui toccati.

Lei ha proposto un’idea di evangelizzazione basata sulla condivisione della buona notizia che la nostra umanità sia stata abitata e trasformata da Dio. In questo si sente vicino al pensiero di Papa Francesco?

La definizione proposta è molto vicina a quello che dice Papa Francesco con la Chiesa in uscita; mi vengono in mente le parole del Vangelo: fare discepoli tutte le genti e l’idea che il Regno di Dio è presente qui in mezzo a noi. Se è così, evangelizzare non significare reclutare le persone per una filosofia che noi proponiamo, è creare una serie di nuovi rapporti tra gli esseri umani e tra gli uomini e Dio.

Per leggere l’intervista integrale al teologo anglicano Williams acquista La Voce e il Tempo in edicola o nelle parrocchie. 

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