Zuppi, “investire nel cantiere dell’Europa e nella pace”

Cei – «Siamo in un momento internazionale delicato. Trepidiamo per la situazione in Medio Oriente e temiamo per la fragile tregua su Gaza. Bisogna che tutti rispettino gli accordi». Lo chiede il cardinale Matteo Maria Zuppi nell’introduzione alla sessione primaverile del Consiglio permanente dei Vescovi italiani (10-12 marzo 2025), dei quali è presidente

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Cardinale Matteo Zuppi, presidente della CEI

«Siamo in un momento internazionale delicato. Trepidiamo per la situazione in Medio Oriente e temiamo per la fragile tregua su Gaza. Bisogna che tutti rispettino gli accordi» chiede il cardinale Matteo Maria Zuppi, nella brillante e puntuale introduzione alla sessione primaverile del Consiglio permanente dei vescovi italiani (10-12 marzo 2025), dei quali è presidente: «Ci sono guerre all’interno di un popolo, come in Sudan, nel nord Congo e, nelle ultime ore, in Siria. Seguiamo con trepida attenzione quanto avviene in Ucraina, sottoposta a bombardamenti e attacchi sistematici. Il mondo è immerso nella tragedia della guerra».

LA LOGICA DEL PIU’ FORTE – Va scomparendo la generazione che ha vissuto l’ultima guerra mondiale con il suo carico di odio e di dolore. «Rischiamo di perdere la memoria di quegli eventi e delle loro cause. La logica del più forte sembra prevalere e quasi è accettata in modo acritico. Questo non sembra il tempo in cui si condivide la coscienza di essere un’unica famiglia e non ci si tratta da fratelli. Anzi, ci si tratta da nemici e ci si esercita nell’arte della guerra più che in quella del dialogo». Zuppi non nomina Donald Trump né Vladimir Putin ma è chiaro che «la logica del più forte» si adatta allo «zar di Mosca» che ha invaso l’Ucraina e allo «sceriffo di Washington»: i due oligarchi vogliono soggiogare il mondo. Il presidente Cei accenna al mondo «che cerca facili e rapide soluzioni e che tende a delegare a un singolo le scelte che ricadono su tutti, in un mondo che ha come registro l’ignorante e rozza polarizzazione e l’esibizione della forza come metodo per risolvere i problemi».

«CI SI SALVA SOLO INSIEME» – Il 31 marzo-3 aprile a Roma seconda tappa del «cammino sinodale». In queste settimane le diocesi italiane «si confrontano con lo «strumento di lavoro». A Roma si discuteranno le proposizioni da cui scaturirà il «documento finale» che sarà presentato e approvato dall’assemblea Cei (26-29 maggio). Sono emerse «due parole chiave: comunione e missione». Il presidente dice poi una verità sacrosanta: «Un documento da solo non può imprimere una svolta alla vita delle Chiese. Non sono gli eventi celebrativi o i testi a incidere: sono le persone con le loro motivazioni, visioni e scelte». Il pensiero – spiega Zuppi – va a Papa Francesco, per i quale i clinici hanno sciolto la prognosi: «L’affetto della Chiesa si concretizza nella preghiera spontanea dei credenti di tutto il mondo. Nella condizione di fragilità, la sua figura diventa ancori più motivo di comunione. Il popolo cristiano lo ama e pure non credenti e fedeli di altre religioni si uniscano all’invocazione per la sua salute, considerandolo un apostolo di pace e di spiritualità».

CAMALDOLI EUROPEA – Prendendo a prestito i neologismi creati da Francesco – «È l’ora di primerear e non di balconear» – il presidente Zuppi rilancia la proposta, emersa in luglio 2024 dalla «Settimana sociale» di Trieste, di «una Camaldoli europea, con partecipanti da tutta Europa, per parlare di democrazia». Ottant’anni fa, il 9 maggio 1945, finiva la Seconda guerra mondiale sul suolo europeo. «Il fantasma della terza guerra mondiale si aggira» nel mondo e Papa Bergoglio lo denuncia da tempo, ben prima delle nefandezze compiute da Putin-Trump: è la «terza guerra mondiale a pezzi». Il cardinale ricorda: la guerra 1939-45 fu «il frutto della follia nazionalista della Germania nazista e dell’Italia fascista. Oggi il male del nazionalismo veste nuovi panni, soffia in tante regioni, detta politiche, esalta parte dei popoli, indica nemici. Il suo demone non è amore per la patria, ma chiusura miope ed egoistica, che finisce per intossicare i protagonisti». L’analisi è spietata: «Il nazionalismo è in contraddizione con il Vangelo. Per questo i Padri fondatori dell’Europa presero l’iniziativa dell’unificazione di un’Europa arata dal cristianesimo. Non rivendichiamo un’Europa confessionale, ma da credenti vogliamo dare un peculiare contributo sull’esempio dei santi Cirillo e Metodio per un’Europa che può respirare bene solo con i due polmoni», come diceva Papa Wojtyla. Auspica un’Europa «figlia di una lunga storia comune, madre della speranza. Non rinunci mai a investire nel dialogo come metodo per risolvere i conflitti perché non prevalga la logica delle armi».

PASSI PER LA PACE – Oggi «si muovono i primi passi per la pace. Troppo si è disprezzato il dialogo tra governi, mentre le sedi internazionali sono state svuotate di significato e prestigio, a partire dall’Onu. Il linguaggio internazionale è divenuto molto duro e aggressivo e mira a colpire e screditare più che a creare le basi del dialogo». Bisogna rifiutare «i messaggi di violenza, le immagini di guerra, l’esaltazione della forza e del vincente, il disprezzo per il debole ha effetti deleteri sulla mentalità e sui comportamenti. I giovani sono recettori indifesi di questo modo di vivere e di pensare. Formare cristiani responsabili non è compito confessionale, ma è dovere della Chiesa ed è un servizio al mondo».

IL GIUBILEO DEI DETENUTI – Tra le priorità di questo Anno giubilare Zuppi, sulla scorta di Francesco, segnala l’attenzione ai detenuti, che «privi della libertà, sperimentano ogni giorno, oltre alla durezza della reclusione, il vuoto affettivo, le restrizioni imposte e, in non pochi casi, la mancanza di rispetto», come si legge nella bolla di indizione dell’Anno Santo «Spes non confundit». Rinnova la richiesta – anzitutto al governo preoccupato solo di appesantire le pene e a inventare nuovi reati e nuovi ergastoli – per «iniziative che restituiscano speranza, come forme di amnistia o di condono della pena, volte ad aiutare le persone a recuperare fiducia in sé e nella società, ma anche percorsi di reinserimento, una sollecitazione che coinvolge, in primo luogo, le comunità cristiane».

Pier Giuseppe Accornero

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