Zuppi, “siamo preoccupati per la povertà, superare l’individualismo”

20-23 maggio – «Lo stato di salute d’Italia è particolarmente grave». Il cardinale Matteo Maria Zuppi, arcivescovo di Bologna e presidente della Cei, nell’introduzione alla 79ª assemblea dei Vescovi italiani descrive un quadro tragico e realistico: «In Italia il 9,8 per cento della popolazione, un italiano su 10, vive in condizioni di povertà assoluta»

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foto Sir

«Lo stato di salute d’Italia è particolarmente grave». Mentre il governo di centrodestra studia, con il premierato e con l’autonomia differenziata, come peggiorare le situazione – «la povertà assoluta è ormai strutturale». Il cardinale Matteo Maria Zuppi, arcivescovo di Bologna e presidente della Cei, nell’introduzione alla 79ª assemblea dei vescovi italiani (20-23 maggio 2024) descrive un quadro tragico e realistico: «In Italia il 9,8 per cento della popolazione, un italiano su 10, vive in condizioni di povertà assoluta». Le stime dell’Istat sono precise: «La povertà è un fenomeno strutturale». E non è possibile sconfiggerla «per decreto» come asserivano i grillini al governo. «Patiscono una povertà assoluta 5 milioni 752 mila residenti, cioè oltre 2 milioni 234 mila famiglie. A loro si aggiunge chi rischia la povertà e/o esclusione sociale: complessivamente oltre 13 milioni di persone, il 22,8 per cento della popolazione. Un dato che supera la media europea».

CAMMINO SINODALE – Zuppi fa un’altra realistica considerazione: «È sempre più difficile uscire dall’indigenza. Si rafforzano le povertà croniche e quelle intermittenti, relative a famiglie che oscillano “dentro” e “fuori” la condizione di bisogno. Si rafforza il divario generazionale: i giovani sono sempre più esposti a difficoltà e aumenta il vuoto creato da chi si allontana dalla partecipazione politica e dal volontariato». Secondo l’Istat nel 2023 «il 40,2 dei 16-24enni ha svolto un’attività politica: erano 54,5% del 2003; l’8 per cento ha fatto volontariato: erano 11 per cento nel 2003». Uno spazio importante è riservato ai giovani. La 50.ma Settimana sociale dei cattolici in Italia (Trieste, 3-7 luglio 2024) «Al cuore della emocrazia, partecipare tra storia e futuro» – con la presenza di Papa Francesco e del presidente della Repubblica – «sarà un’occasione preziosa per favorire le dinamiche partecipative, in particolare dei giovani, perché si sentano parte di un sogno e di un progetto comune».

IL PAPA IN DIALOGO CON I VESCOVI – Temi tutti cogenti: accompagnamento dei sacerdoti, migrazioni, ideologie che appiattiscono, calo vocazioni, fuga dei giovani, manifestazioni antisemite, accorpamento delle diocesi. Un’ora e mezza di domande e risposte. Come da inizio del pontificato, il Papa dialoga a porte chiuse con i vescovi –  incontrati in questi mesi nelle sedici «visite ad limina» – invitati a parlare liberamente e apertamente. I giovani, che restano e quelli che vanno via dall’Italia «impoverendola»; la preoccupazione per il loro presente e il loro futuro; le ideologie che si insinuano nella cultura e nella società; il calo delle vocazioni e la cura di quelle presenti; l’accoglienza dei migranti come dovere morale; l’inquietudine per il ritorno dell’antisemitismo; la sinodalità e l’accompagnamento dei sacerdoti.

ACCORPAMENTO DELLE DIOCESI – Una dei temi principali sul quale Francesco già nel primo incontro con la Cei nel maggio 2013 aveva esortato a una riflessione approfondita e a soluzioni pratiche, tenendo conto delle perplessità di alcuni vescovi circa le diverse identità culturali di ogni territorio e il rischio di un ingrandimento tale da creare difficoltà. Situazioni rappresentante al Papa anche nelle «visite ad limina» delle Conferenze episcopali regionali. In questi anni 22 diocesi italiane sono state «unificate in persona episcopi». Ma non è detto che si continui su questa strada: è possibile un ripensamento. Una proposta è unificare le strutture, inclusi i Seminari regionali, spesso abitati da un esiguo gruppo di giovani. «Il Papa – riferisce mons. Antonio De Luca, vescovo di Teggiano-Policastro in Campania – ha dimostrato la consueta attenzione e considerazione invitandoci a guardare al futuro con speranza. Ha chiesto di dare impulso al cammino sinodale perché sia assunto come paradigmatico dalle diocesi e dalle parrocchie». Riferisce mons. Mario Toso, vescovo di Faenza-Modigliana «le visite ad limina hanno fornito al Papa informazioni che non gli erano ben presenti in precedenza. Le difficoltà inducono ad affrontare la questione con un surplus di riflessione, per cui non è detto che questa debba essere la via da perseguire anche in futuro». In mezzo ai giovani si diffondono stili di vita che niente hanno a che fare con il Vangelo. Ai vescovi dona copia del libro «Santi, non mondani» (Lev), che raccoglie alcuni suoi interventi.

PREGHIERA PER LA PCE – «La Chiesa è una madre che ama e per questo non può arrendersi alla logica terribile del male» dice il card. Zuppi a conclusione della preghiera per la pace nella basilica di San Pietro: «La Chiesa è una madre che porta nel cuore quella sofferenza terribile e indicibile delle tante madri che non vogliono essere consolate perché i loro figli non ci sono più. Maria fa sua la sofferenza, la capisce perché la vede con gli occhi di Gesù e con gli occhi di quei tanti bambini che ci fanno capire il mondo partendo da quel grido terribile dei piccoli che giorno e notte invocano la pace. La preghiera ci fa cercare la via della pace nell’affrontare ogni seme di divisione e di odio, per ricostruire la famiglia umana partendo dall’essere, dal pensarsi insieme in nome di quella fraternità che viene dall’essere fratelli, e fratelli con tutti. Nessuno esiste senza gli altri. Se gli altri non esistono più, anche noi smettiamo di esistere. Tanti artigiani di pace possono aiutare coloro che hanno il compito di costruire l’architettura della pace, costruendo solidarietà, comprensione,  amore».

Pier Giuseppe Accornero

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