Terremoto politico dell’AfD in Sassonia, la scalata dei neonazisti

Allarme in Germania – Con l’ultradestra in Sassonia vincono xenofobia, razzismo, remigrazione e filo-russi

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Ulrich Siegmund, 35 anni, leader del partito nel Land della ex Ddr, sostenitore della remigration (foto Sir)

Elezioni choc in Germania: l’ultradestra nazionalista di Alternative für Deutschland (AfD), domenica 6 settembre, nel Land Sassonia-Anhalt, ha stravinto con il 44,6 per cento dei voti, conquistando 39 degli 83 seggi del Parlamento regionale. All’estrema destra xenofoba, populista e filorussa che nelle sue fila segna la scalata di ex militanti filo-nazisti, mancano appena tre seggi per disporre della maggioranza assoluta. Enorme lo scarto rispetto a tutti gli altri partiti, basti pensare che i democristiani della Cdu, storicamente trainanti nella regione, sono crollati al 16,9 per cento, dimezzando i voti rispetto alla precedente tornata del 2021. Si tratta della sconfitta più pesante nelle elezioni amministrative-regionali nella storia della Repubblica federale. Soltanto 15 i seggi conseguiti dal partito del cancelliere Frederick Merz, che ha ammesso: «Un risultato devastante». L’affermazione dei neonazisti gela Bruxelles e scuote l’Europa.

Risultati storici in Germania: crollo della CDU e del governo federale

Al terzo posto si situano i socialdemocratici della Spd con poco più del 9 per cento, mentre si fermano all’8 per cento gli altri partiti progressisti: Linke e Verdi. La sinistra, nel suo complesso, dispone di 24 seggi. Per un soffio, con il 5,1 per cento, entra nella Camera regionale l’Alleanza Sahra Wagenknecht (Bsw), partito populista nato da una scissione della Linke ed oggi su molti temi (No-vax e filo-Russia) prossimo all’AfD. Sotto la soglia del 5 per cento, necessaria per entrare nel parlamento del Land, i liberali (Fdp), in crisi nera da tempo e addirittura fuori dal Bundestag nelle elezioni politiche dello scorso anno.

Questo è quanto scaturisce dalle urne della Sassonia-Anhalt che hanno visto una enorme partecipazione di poco sotto l’80 per cento. Un voto choc, dicevamo: l’ascesa dell’AfD, pur pronosticata nei sondaggi, segna un balzo in avanti come mai era avvenuto prima né qui né in altri Lander e potrebbe portare l’estrema destra radicale alla guida della regione, sebbene il mancato conseguimento della maggioranza assoluta rappresenti un ostacolo ancora da superare.

Cosa succede ora in Sassonia-Anhalt: i tre scenari di governo

Adesso si presentano tre scenari. Un supporto della Bsw, da tempo a pronta a recidere il ‘cordone sanitario’ nei confronti dell’ultradestra, mettendo a disposizione i seggi mancanti e consentendo al leader AfD, Ulrich Siegmund, di approdare subito alla presidenza. Seconda possibilità, un semplice appoggio esterno della Bsw con un esecutivo AfD di minoranza. Sulla carta vi sarebbe poi una terza ipotesi: una mega coalizione di tutti i partiti presenti nel Parlamento regionale: Cdu, Spd, Verdi, Linke e Bsw. A puntare su questa soluzione, che disporrebbe di 44 seggi, è tutta la sinistra ma settori della Cdu, pur confermando il rifiuto di collaborare con l’ultradestra, respingono questa possibilità che a loro dire verrebbe percepita dagli elettori AfD come una sorta di scippo elettorale perpetrato dai partiti tradizionali arroccati nella difesa del proprio potere. Una scelta che finirebbe per regalare a Siegmund e ai suoi il ruolo di vittime sacrificali contribuendo ad un loro futuro rafforzamento.

Regolamento per la presidenza e governo di minoranza

Va detto che per accedere alla presidenza il regolamento prevede la maggioranza assoluta nelle prime due votazioni e dalla terza la maggioranza semplice. Probabile dunque che in Sassonia-Anhalt si installi un governo AfD di minoranza. Un assetto già sperimentato in altre regioni dove a guidare esecutivi di questo tipo sono però esponenti Cdu o Spd, senza coinvolgimenti dell’ultradestra.

Le cause del successo dell’AfD: crisi, immigrazione e DDR

Tutto pare quindi concorrere ad una guida regionale sotto l’egida AfD. Il partito di Siegmund è riuscito a convincere un’ampia fetta di elettori conservatori, per lo più provenienti dal bacino elettorale della Cdu, sfruttando il malcontento che alligna nella regione. In molti, soprattutto i giovani che non l’hanno conosciuta, rimpiangono l’epoca della Ddr. La duplice crisi economica ed energetica sta ponendo a rischio molti posti di lavoro e gli immigrati – la cui percentuale è solo la metà della media nazionale (8 per cento contro il 15) – vengono ritenuti responsabili  dell’insicurezza e dei problemi occupazionali che affliggono la regione. La cosiddetta «remigrazione», ossia l’espulsione in massa dei migranti, è la crudele e demagogica risposta dell’ultradestra, comune peraltro ad altre forze di destra radicale in tutta Europa.

Sconfitta storica per la CDU e il Cancelliere Merz

Se l’AfD festeggia per il successo elettorale, per la Cdu – alla guida della regione dal 1990 tranne una legislatura di marca Spd – si tratta di una sconfitta storica che rischia di lasciare il segno. Il cancelliere tedesco Merz nell’installarsi alla guida del Paese aveva puntato su un ridimensionamento dell’ultradestra provando a riconquistare l’elettorato conservatore Cdu. Almeno per ora questa strategia si sta rivelando fallimentare in quanto l’AfD cresce ovunque, collocandosi tra il 20 e il 25 per cento, anche nei lander dell’Ovest. Una scalata di consensi che potrebbe farne il primo partito tedesco ed è questo il vero allarme più che la situazione della Sassonia-Anhalt, Land che conta appena 2 milioni di abitanti, la metà di Berlino. Tra i democristiani si sta aprendo un confronto interno su come affrontare questa continua perdita di peso. Una crisi di governo sembra però da escludersi. Il meccanismo della sfiducia costruttiva, per cui un esecutivo può esser sostituito solo se vi è già una nuova maggioranza pronta ad entrare in carica, pone Merz al riparo da brutte sorprese.

Il divario economico tra Est e Ovest in Germania

Nel parlamento di Magdeburgo, capoluogo del Land, la vittoria AfD è anche il frutto dell’incapacità di Cdu ed Spd nel fornire risposte adeguate dinanzi all’incipiente deindustrializzazione e all’impoverimento che ne è conseguito. A questo scacco ha contribuito anche la latitanza del governo federale dove i tagli al welfare hanno ridotto i flussi di spesa verso le regioni dell’Est che, a distanza di trentacinque anni dall’unificazione, ancora devono recuperare terreno in termini di reddito pro capite e, soprattutto, di opportunità sociali ed economiche rispetto ai Lander occidentali. Angela Merkel che proveniva dall’ex Ddr era ben conscia di questo problema ed aveva avviato politiche redistributive per colmare lo scarto esistente. Politiche non più seguite dai suoi successori Olaf Scholz (Spd), né tanto meno Merz, dell’ala liberista della Cdu.

Le prossime elezioni regionali in Meclemburgo e Berlino

Il presidente regionale uscente della Cdu, Sven Schulze, ritiene comunque che mettere alla prova l’AfD sia il modo migliore per farne esplodere le carenze programmatiche. Un conto è la propaganda, ben altro la concretezza del governo: scoglio contro cui le forze populiste vanno facilmente a sbattere; anche l’AfD sarà a suo tempo giudicata da quegli stessi elettori che l’hanno votata.

Occhio puntato sul 20 settembre, quando in Germania vi saranno altri due appuntamenti regionali: Meclemburgo-Pomerania e Berlino. Due Lander dell’ex Ddr che ci consentiranno di sapere qualcosa di più riguardo all’ascesa AfD e al risultato degli altri partiti. A quel punto si potranno  davvero tirare le somme.

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