«Tutti percepiamo ormai con chiarezza che la trasmissione della fede non è più un fatto scontato». La nuova Lettera pastorale dell’Arcivescovo Repole «La Parola sul cuore» è in distribuzione da questa settimana e affronta il nodo centrale della vita cristiana: la questione della fede in Cristo nel tempo della secolarizzazione. Più precisamente: la Lettera affronta la questione della «trasmissione» della fede da parte della Chiesa e il fatto che i cristiani possono annunciare e testimoniare solo ciò che vivono profondamente.

Tutte le precedenti Lettere di Repole, fin dalla primissima pubblicata nel 2022, un mese dopo l’inizio del ministero episcopale, hanno posto l’attenzione sul futuro che attende la Chiesa locale. Hanno tutte esortato a considerare che il cambiamento d’epoca – il calo della partecipazione religiosa, la diminuzione del clero, la ridotta penetrazione culturale del Vangelo – può produrre disorientamento, ma offre anche l’occasione provvidenziale, per recuperare l’essenziale nella vita della Chiesa. Nelle diocesi e nelle parrocchie ci sono situazioni che si tramandano immutabili solo perché «si è sempre fatto così». Sono ancora tutte idonee a parlare di Cristo? E sono idonee a vivere in Cristo?
«Per molto tempo nel passato – si legge in questa quarta Lettera pastorale – la società e la cultura sono state impregnate di valori cristiani e tanti soggetti, anche civili, contribuivano a trasmettere la fede da una generazione all’altra: oggi non è più così. Il cambiamento produce in alcune persone un senso di frustrazione, dovuto alla percezione che molte delle attività delle comunità cristiane, che per secoli furono adatte a trasmettere la fede, risultano oggi inadeguate. Ciò può suscitare sfiducia e stanchezza. Qualcuno comincia addirittura a temere che il Vangelo abbia perso la sua carica di vitalità. Qualcun altro si pone, in modo più o meno consapevole, la domanda che alcuni decenni fa venne formulata da un teologo canadese: ‘Saremo, noi, forse, gli ultimi cristiani?’».
Repole risponde pensando alla Chiesa delle origini, ai «primi» cristiani della storia piuttosto che agli ultimi: erano stati folgorati dall’incontro con Cristo risorto e vissero per comunicare quella esperienza straordinaria, un messaggio dirompente e contagioso. «Quello che era da principio – leggiamo nella Lettera di Giovanni –, quello che noi abbiamo udito, quello che abbiamo veduto con i nostri occhi, quello che contemplammo e che le nostre mani toccarono del Verbo della vita…, noi lo annunciamo anche a voi».
La Chiesa moderna, con il ritorno a comunità sempre più piccole, ricorda quella delle origini. Ma è animata dalla stessa tensione ideale? Ecco il tema della testimonianza, che percorre tutta la Lettera pastorale.
Molti i livelli di lettura. Sul piano teologico Repole chiarisce che la trasmissione del Vangelo nutre la Chiesa stessa, là dove produce comunione fra chi annuncia e chi riceve. «Quel che si realizza non è una generica e superficiale comunanza di intenti, di conoscenze o di affetti. È una comunione di vita tra chi annuncia e chi riceve l’annuncio, radicata nella partecipazione alla vita stessa di Dio, che ci è definitivamente accessibile in Cristo».
Sul piano ecclesiale, in un contesto storico di grande pluralismo culturale, ove il cristianesimo è minoranza, c’è l’esortazione ad «aprire gli occhi e compiere alcune scelte per favorire oggi, nelle nostre Chiese, la trasmissione della fede (…). La dinamica descritta dalla prima Lettera di Giovanni ci è utile a sgomberare il campo da un’illusione: che la trasmissione della fede si riduca a una consegna di pratiche, riti, buone abitudini e prassi, e che ciò basti, anche quando non si innesta in un coinvolgimento profondo e radicale dell’esistenza nella vita stessa di Cristo. Forse un certo formalismo poteva essere sufficiente quando ‘tutta’ la società viveva di atteggiamenti e di valori condivisi, ispirati dal Vangelo. Oggi non è più così. Per questo, quando operiamo secondo la logica del ‘si è sempre fatto così’, ci alleggeriamo la coscienza, ma non prendiamo seriamente in mano la questione della trasmissione della fede».
Sul piano dei fedeli, «oggi più che mai c’è bisogno di cristiani che annunciano con la testimonianza della loro vita, in tutte le dimensioni della loro esistenza. Non si tratta di essere cristiani perfetti. Siamo e restiamo peccatori amati da Dio. Oggi, come sempre, la Chiesa è e deve restare la casa di chi si sente peccatore e avverte il bisogno di essere raggiunto dalla misericordia di Dio! Parliamo di cristiani che si sentono autenticamente in cammino nel sentiero tracciato da Cristo, che hanno un rapporto continuo e reale con Lui, che coltivano una vita di preghiera, che cercano di annunciare agli altri quel Vangelo che per loro stessi è vitale, che comunicano ciò che li fa vivere e li rende realmente gioiosi… Solo dei cristiani che si lasciano continuamente immettere nella comunione con Cristo e con i fratelli possono risultare credibili e possono far sì che il Vangelo sia preso in seria considerazione da chi li incontra».
Nella seconda parte della Lettera sono esposte brevi considerazioni di ricaduta pastorale sull’impegno delle Chiese di Torino e Susa. In primo piano la questione della formazione richiesta ai cristiani adulti, partendo dalla constatazione che oggi la conoscenza dei contenuti della fede è spesso all’acqua di rose; un fenomeno da registrare è quello dei catecumeni, dei gli uomini e le donne che si affacciano alla fede in età adulta.
L’altra questione centrale è l’annuncio ai giovani, che in grande maggioranza disertano le chiese perché non sono più sintonia con il linguaggio e con i riti della tradizione cristiana, eppure sono in attesa evidente di prospettive capaci di offrire un orizzonte di vita. Sono rivolte ai giovani, definiti «fulcro della pastorale», varie nuove iniziative della Diocesi.
Alberto RICCADONNA
- Copie della Lettera pastorale possono essere ritirate in Curia a Torino, via Val della Torre 3, per la distribuzione nelle parrocchie e nelle associazioni. Se possibile è gradita prenotazione: tel. 011.5156300, centralino@diocesi.to.it. La Lettera pastorale è anche scaricabile in formato pdf QUI.



