Pier Giorgio Frassati e la passione sociale e politica

Libro – A cento anni dalla morte, avvenuta il 4 luglio 1925, e in vista della canonizzazione, fissata per il prossimo 7 settembre, Luca Rolandi propone il libro «Pier Giorgio Frassati e la politica» (Studium edizioni) sull’impegno politico del giovane. Un impegno certamente meno noto di quello sociale, a favore dei più poveri, ma non per questo meno significativo

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San Pier Giorgio Frassati

A cento anni dalla morte, avvenuta il 4 luglio 1925, e in vista della sua canonizzazione, fissata per il prossimo 7 settembre, Luca Rolandi propone un libro «Pier Giorgio Frassati e la politica» (Studium edizioni) sull’impegno politico del giovane. Un impegno certamente meno noto di quello sociale, a favore dei più poveri, ma non per questo meno significativo.

Prima di parlarci della militanza politica di Frassati, l’autore compie una preliminare ricognizione storica per inquadrare la situazione dell’Italia uscita dalla Prima guerra mondiale. Un Paese segnato da tensioni sociali, che sfoceranno nel biennio rosso, e da pulsioni autoritarie, con l’irrompere della violenza fascista. Un contesto nel quale, nel 1919, nasce il Partito popolare di don Luigi Sturzo, con cui i cattolici faranno il loro ingresso nella vita pubblica italiana con una loro peculiare proposta: laica e non confessionale, una terza via tra liberalismo e socialismo.

Proprio in quell’anno, dunque sin dal debutto della nuova formazione, il giovane Frassati, appena 18enne, si iscrisse al Ppi, divenendo ben presto un appassionato militante. Sin da subito fu un sostenitore della linea di apertura sociale, di sinistra, avversa all’anima moderata, che si mostrerà meno intransigente verso il fascismo ritenendolo, come molti in quel periodo, un fenomeno transitorio.

Per Frassati le prepotenze delle camicie nere, considerate gli sgherri padronali contro i diritti dei lavoratori, erano qualcosa di intollerabile. Con il fascismo non si poteva comporre. In questo senso auspicava, come emerge da un breve intervento al Congresso del Ppi di Torino del 1923, un’intesa con i socialisti. Ipotesi che lo mise in contrasto con la dirigenza moderata del partito.

Rolandi descrive questi passaggi focalizzandosi sulla partecipazione di Frassati, da semplice militante, alla vita del Ppi torinese. Una scelta vissuta anche sul campo. Come mostra, tra gli altri, l’episodio della colluttazione con una squadra fascista che voleva strappare i manifesti dei Popolari affissi nella bacheca universitaria.

Ne scaturisce una biografia che ci racconta di un Frassati coinvolto nella contesa politica, sia nell’imminenza delle elezioni del 1924, vinte dai fascisti facendo uso di brogli e violenze, sia nei giorni dell’assassino di Giacomo Matteotti. Un ruolo, data l’età, non di primo piano ma già sufficientemente chiaro per far comprendere gli ideali che lo muovevano. La sua visione umana traspariva del resto in modo ancor più limpido nell’indefessa opera di solidarietà cristiana che da anni, senza che neppure la famiglia ne fosse pienamente conscia, lo vedeva in prima fila.

Il libro è poi arricchito, nelle pagine finali, da una serie di testimonianze. Tra esse spicca quella del leader socialista, Filippo Turati, che mostra di quale considerazione godesse Frassati, anche in ambienti lontani dal suo. Una riconoscenza per un giovane strappato troppo presto alla vita e ai suoi cari, ma che nei pochi anni in cui ha vissuto, è stato capace di lasciare una traccia indelebile di sé.

  • Il libro – Luca Rolandi, Pier Giorgio Frassati e la politica, Studium edizioni, pp. 160, euro 16

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