Moncalieri potrebbe presto ospitare il più grande «data center» d’Italia: quattro edifici stipati di server digitali per i servizi di intelligenza artificiale. È un segno dei tempi: l’intelligenza artificiale a posto della vecchia Ilte, nel palazzo dove si stampavano le Pagine Gialle.
Il complesso industriale è dismesso dal 2016. Mercoledì 6 ottobre si è conclusa a Moncalieri la Conferenza dei servizi per valutare il Pec (Piano esecutivo convenzionato) sul progetto depositato il 17 settembre dalla società «Moncalieri Logistics» (di Lcp, gruppo immobiliare internazionale) che ha fatto richiesta di realizzare il suo data center su un’area di 270 mila metri quadrati. Prevede di dare lavoro a 500 persone, ma anche di assorbendo energia elettrica in enorme quantità: 576 MW, l’equivalente del consumo annuo di 500 mila famiglie, secondo l’Agenzia Internazionale dell’Energia. Circa 384 MW sarebbero assorbiti dai soli computer per funzionare giorno e notte.
I numeri di Moncalieri superano quelli di un progetto analogo a Trino Vercellese, un data center da 400 MW, investimento da 4 miliardi di euro.
Se da un lato il data center di Moncalieri porterebbe posti di lavoro, dall’altro sta sollevando interrogativi nella cittadina e in Piemonte: sui rischi ambientali e sull’eventualità che, come accaduto per Trino, il Governo dichiari il progetto «di preminente interesse strategico nazionale» ai sensi del Decreto Asset del 2023, sottraendo il dossier agli Enti locali e passandolo nelle mani del Governo.
«È prematuro dire se il progetto andrà in porto – ci ha spiegato il sindaco di Moncalieri Lorenzo Mauro – Non si può dare scontato che verrà realizzato come è stato presentato- Nel frattempo sarebbero necessarie leggi che pongano paletti ambientali a livello regionale e non solo. Noi Comuni non possiamo legiferare: i sindaci possono solo dire se il progetto è compatibile con il Piano regolatore. Per parte mia cercherò di porre l’attenzione sui temi sensibili ad ogni tavolo di discussione».
Il primo cittadino di Moncalieri auspica che operazioni come il data center «prevedano un deciso approvvigionamento energetico da fonti rinnovabili, cioè pannelli solari e attenzione al consumo dell’acqua. Ma neanche sull’energia e sull’approvvigionamento siamo noi a decidere: per questo serve una legge». Quanto al futuro gestore del data center, il sindaco Mauro non ha notizie, ma ritiene che, «date le dimensioni del progetto, potrebbe trattarsi di un player importanti».
C’è poi la questione dei tempi: «Su questo saremo rigorosi» conclude «perché a Moncalieri chi investe deve sapere che c’è un iter chiaro e preciso. Auspico la bonifica di un’area industriale in disuso (Vadò), il suo rilancio e ovviamente compensazioni rispetto agli aspetti problematici del sito di Intelligenza artificiale (IA), a partire da quelli ambientali».
Per decenni i data center sono stati il motore di internet, ma con lo sviluppo dell’IA la domanda e gli investimenti nel settore sono cresciuti. Il Piemonte in Italia è al secondo posto dopo la Lombardia per richiesta di data center: a Torino sono depositati 43 progetti, si aggiungerebbero agli 11 già esistenti, una presenza impegnativa sul piano energetico.
Secondo Terna (Rete elettrica nazionale spa), i nuovi centri richiederebbero un aggancio alla rete per quasi 9 GW, pari al consumo annuo di nove milioni di persone. Lo scenario preoccupa Valentina Cera consigliera regionale Avs: «Ci sono studi che dimostrano che i data center non sono a impatto zero e possono avere ricadute sul territorio. Servirebbe una legge regionale per mettere delle regole sulla distanza dalle case e sul rumore, sul sistema di raffreddamento, consumo idrico e consumo energetico. Una legge darebbe garanzie di tutela molto superiori alle promesse di chi investe, ma capisco la posizione dei sindaci sui progetti che propongono di riqualificare aree industriali dismesse e millantano, a mio giudizio, posti di lavoro in numero superiore al vero. Nel caso di Moncalieri è importante capire quanti di quei 500 posti sono destinati solo alla costruzione dell’impianto e quanti saranno a regime».
C’è poi la questione della tutela dell’ambiente: «In Lombardia» prosegue Cera «c’è una legge regionale, ma solleva molti dubbi perché non tutela a sufficienza le comunità: ci sono data center costruiti nelle risaie. In Piemonte auspicherei una norma che consenta la costruzione di data center solo in aree industriali da riqualificare».
Appena si ha avuto notizia del data center all’ex Ilte di Moncalieri sono state presentate interrogazioni in Consiglio regionale e l’assessore all’Ambiente, Energia, Innovazione, Ricerca e Intelligenza Artificiale Matteo Marnati ha avviato nel luglio scorso una consultazione pubblica assicurando che a settembre sarebbe stata presentata in Consiglio una proposta di legge regionale. «Ad oggi la proposta non c’è, sono quattro settimane che l’assessore rimanda: segno di qualche difficoltà» conclude la consigliera di Avs; «inoltre non abbiamo una stima precisa del fabbisogno energetico del data center di Moncalieri: abbiamo la dichiarazione di utilizzo dell’ultima tecnologia per l’impianto di raffreddamento che dovrebbe essere a circuito chiuso ma, se non c’è una normativa, non possiamo essere tranquilli. Mancano dati e risposte a domande molto concrete e questo non rassicura la comunità di Moncalieri. Così il sindaco e la sua giunta sono lasciati soli».
Articolo aggiornato a giovedì 8 ottobre 2026



