L’eredità di Carlin Petrini e l’evento Terra Madre a Torino
Intorno al cibo (e all’acqua) si srotola (e si srotolerà ancora di più nei prossimi anni) buona parte della storia dell’umanità. L’aveva ben capito il braidese Carlin Petrini, recentemente scomparso, con le sue numerose iniziative per dare voce a produttori alimentari provenienti da angoli del mondo sconosciuti. La centralità dell’alimentazione sarà ribadita a Torino con Terra Madre (per la prima volta orfana del suo ideatore), che si terrà a Torino dal 24 al 27 settembre, nel centro della città, con una grigia via Roma completamente pedonalizzata.
La mostra all’Archivio Storico di Torino: un viaggio dal Cinquecento al Novecento
Se nel frattempo vogliamo saperne di più sul cibo, almeno a livello locale, l’Archivio Storico della Città di Torino (via Barbaroux, angolo via Stampatori) su questo tema propone, fino al 31 dicembre, la visione di alcuni documenti cittadini. La breve mostra Il gusto della storia. Torino e il cibo nell’Archivio della Città (visitabile dal lunedì al venerdì dalle 8.30 alle 16.30) ripercorre il tema dell’alimentazione nella storia di Torino: dalle coltivazioni agricole all’approvvigionamento dei cibi; la catena alimentare dalla trasformazione al commercio e al consumo; la cultura gastronomica e la dimensione sociale ad essa legata,… attraverso una sintetica carrellata che copre i secoli dal Cinquecento al Novecento. Il percorso espositivo propone stampe, disegni, progetti, manifesti e fotografie,… che ricostruiscono le connessioni tra cibo, paesaggio e società. Alcune cartografie e incisioni riportano il panorama dei tempi che furono, quando i campi coltivati la circondavano e i vigneti prosperavano sulla collina, perché Torino era anche città di produzione del vino, come emerge dagli Ordinati (gli allora verbali del Consiglio Comunale), che stabilivano i tempi e i modi della coltivazione della vite, della vendemmia e del commercio.
L’approvvigionamento di cereali, la gestione del grano e i mulini storici
L’approvvigionamento dei cereali, alimento cardine della dieta quotidiana, era fondamentale. Ne derivò pertanto la costruzione del del magazzino del grano (oggi non più esistente), a fine Seicento, che era situato nei pressi dell’attuale piazza Vittorio. Si trattava di un vero e proprio forziere alimentare che permetteva l’autonomia della città in caso di assedio. Inoltre Torino, città di fiumi, sviluppò un sistema di canali e di mulini che consentivano la macinatura e la trasformazione dei cereali necessari per la preparazione del pane.
La nascita del mercato di Porta Palazzo e la storia dei mercati torinesi
L’incrocio tra la domanda e l’offerta dei prodotti avveniva soprattutto nei mercati, che anticamente si svolgevano in piazza Palazzo di Città (già delle Erbe), in piazza San Carlo, in piazza Carlina,… Nel 1836, dopo l’epidemia del colera dell’anno precedente, un editto firmato da Michele Benso di Cavour (padre di Camillo), già sindaco della città, spostò il mercato di piazza delle Erbe all’attuale piazza della Repubblica, dando così avvio alla storia mercatale di Porta Palazzo.
Il libro di Gabriele Proglio su Porta Palazzo: storia orale e sociale
Per chi volesse conoscerne qualcosa di più su quell’area, si consiglia la lettura del libro Porta Palazzo: storia orale e sensoriale del mercato più grande d’Europa (Donzelli Editore) di Gabriele Proglio, professore associato di Storia Contemporanea all’Università di Scienze Gastronomiche di Pollenzo (Cuneo), altra realizzazione di Petrini. Alla ricostruzione storica di quello che, ancora oggi, è ritenuto essere il più esteso mercato all’aperto d’Europa, si accompagnano circa duecento interviste con i frequentatori della piazza, gli ambulanti, i negozianti, i clienti, i curiosi,… La maggior parte delle interviste sono state realizzate nelle lingue originali da donne ad altre donne, provenienti da otto diverse comunità etniche, costruendo così un originale ritratto del mondo che ruota intorno a quel mercato, inteso non solo come centro commerciale, ma anche come luogo di incontro e di socialità, soprattutto per coloro che hanno maggiori difficoltà ad intessere rapporti esterni alle famiglie di appartenenza.
A contorno della mostra, in una sala appositamente dedicata, è anche possibile avere un’“assaggio” dei contenuti del Museo della Frutta, probabilmente sconosciuto ai più, che si trova in via Giuria 15.


