Nel 2025 si celebrano i 1700 anni dal Concilio di Nicea

Anniversario – Nel 2025 si celebrano i 1700 anni del Concilio di Nicea – il primo ecumenico della storia – che redasse, per i credenti di Oriente e di Occidente, il medesimo «Credo», che negava l’arianesimo; fissò inoltre la data della Pasqua cristiana nella prima domenica dopo il plenilunio successivo all’equinozio di primavera, indipendente dalla Pasqua ebraica. Il 24 maggio 2025 Papa Francesco e il Patriarca ecumenico di Costantinopoli Bartolomeo saranno a Nicea

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Per tutti i cristiani e per i cattolici – che vivono, chiamati da Papa Francesco, il «Giubileo della speranza» – il 2025 si preannuncia vitale per due aspetti strettamente connessi: i 1700 anni dell’importantissimo Concilio di Nicea – il primo ecumenico – che redasse, per i credenti di Oriente e di Occidente, il medesimo «Credo», che negava l’arianesimo; e perché fissò la data della Pasqua cristiana nella prima domenica dopo il plenilunio successivo all’equinozio di primavera, indipendente dalla «Pesach» (Pasqua ebraica) in base al calendario ebraico. Ora, il 20 aprile 2025, sarà Pasqua sia per i cattolici e sia per gli ortodossi, data comune dopo 11 anni: la Pasqua del calendario gregoriano (Occidente) e la Pasqua del calendario giuliano (Oriente) coincideranno, come se la Chiesa fosse ancora indivisa. Ma nel 2026 saranno di nuovo due date distinte se non si arriverà all’intesa, sostenuta con tanto vigore dal Vescovo di Roma Francesco e anche dal Patriarca ecumenico di Costantinopoli Bartolomeo e da altri patriarchi orientali.

Il 24 maggio 2025 Francesco e Bartolomeo saranno a Nicea (la turca Iznik) nell’Asia minore in Turchia, 100 chilometri da Istanbul, per celebrare il XVII secolo del Concilio. Allora quella era una florida area di fiorenti comunità cristiane prima che venisse invasa e dominata da un islamismo settario e sanguinario – vedi il genocidio dei cristiani armeni – che continua tutt’oggi con il presidente-tiranno Recep Tayyip Erdogan che trasforma le ex chiese cristiane, come Santa Sofia, da museo in moschee. Nel 325 dopo Cristo l’imperatore Costantino il Grande vi convocò il primo Concilio ecumenico. Iniziò il 20 maggio e finì nel giugno 325. Data la posizione geografica, la maggior parte dei 318 vescovi proveniva dalla parte orientale dell’Impero.

Fu Ario, prete della Chiesa di Alessandria d’Egitto, all’inizio del IV secolo a negare in maniera sistematica la divinità di Cristo: è l’arianesimo dal nome del suo autore. E per risolvere la questione e sedare le polemiche che dividevano la cristianità, Costantino convocò il Concilio. Il Vescovo di Roma Silvestro fu rappresentato da due delegati. Dall’Occidente – rammentano gli storici – c’erano: Marco di Calabria dall’Italia; Ceciliano di Cartagine dall’Africa; Osio di Cordova dalla Spagna; Nicasio di Die dalla Gallia; Domno di Sirmio dalla Danubia. Il Concilio ristabilisce la dottrina della divinità di Cristo Gesù e della consustanzialità tra il Padre e il Figlio. La lettura attuale di Nicea dice che 1700 anni fa venne posto come soggetto il «noi», cioè la comunità è diversificata per luoghi e culture ma è accomunata dalla fede condivisa e da un condiviso modo di esprimerla e di trasmetterla da parte di cattolici, ortodossi, luterani, anglicani, vetero-cattolici. Affermando «Crediamo…» si ribadisce che il «noi ecclesiale» è il soggetto della fede.

«Rimettere Cristo al centro e sviluppare una teologia della sinodalità» disse Francesco il 28 novembre 2024 alla Commissione Teologica Internazionale: «Il Giubileo ci invita a riscoprire il volto di Cristo e a ricentrarci in lui. Il Concilio di Nicea è la pietra miliare nel cammino della Chiesa perché la fede in Gesù, Figlio di Dio fatto carne per noi e per la nostra salvezza, è stata formulata e professata come luce che illumina il significato della realtà e il destino della storia. Oggi in un mondo complesso e spesso polarizzato, tragicamente segnato da conflitti e violenze, l’amore di Dio che si rivela in Cristo e ci viene donato nello Spirito diventa un appello rivolto a tutti, perché impariamo a camminare nella fraternità e a essere costruttori di giustizia e di pace». Parole non dissimili disse Francesco l’8 maggio 2022 al Pontificio Consiglio per l’unità dei cristiani: «Il Vangelo disarma i cuori prima degli eserciti» e il 1700° anniversario «è un momento di «riconciliazione per la Chiesa, che riaffermò la sua unità intorno alla professione di fede».

«Bisogna riscoprire Nicea» disse Francesco alla Commissione Teologica Internazionale il 30 novembre 2023 per tre motivi. Il primo spirituale: si professò la fede in Gesù Figlio unigenito del Padre, «Dio da Dio, luce da luce»: «C’è una luce che ci guida nel cammino e dirada le oscurità, ed essa abita le nostre vite, è sorgiva ed eterna». Il secondo sinodale: nel Concilio la Chiesa espresse la sua natura, la sua fede, la sua missione, per essere – come afferma il Concilio Vaticano II – «il segno e lo strumento dell’intima unione con Dio e dell’unità di tutto il genere umano». Il terzo ecumenico: «Come non richiamare la straordinaria rilevanza di questo anniversario per il cammino verso la piena unità dei cristiani? Non solo il “Simbolo” di Nicea accomuna i discepoli di Gesù. Ma nel 2025 la data della Pasqua coinciderà per tutte le denominazioni cristiane. Come sarebbe bello se segnasse l’avvio concreto di una celebrazione sempre comune della Pasqua!». Papa Bergoglio ringrazia il Patriarca Bartolomeo per l’invito a celebrare insieme il 1700° di Nicea. Oggi il problema è prevalentemente ecclesiologico, più che teologico, cioè «la diversa comprensione del ministero del Vescovo di Roma», ma anche su questo si può partire da una base comune, e cioè dal fatto che Roma, capitale dell’Impero Romano, fosse considerata la prima sede episcopale sin dalle origini.

Pier Giuseppe Accornero

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