Un torinese sue due vive ormai da solo, in un appartamento tutto per sé. Le tabelle anagrafiche, aggiornate al 31 dicembre scorso, evidenziano la crescita di questo fenomeno decisivo per ragionare sulla città del futuro: ci dice che per ogni alloggio occupato da una famiglia di quattro figli ne esistono altri quattro abitati da persone sole, un uomo oppure una donna, spesso anziani ma non solo, che si coricano la sera e si svegliano al mattino senza nessuno al proprio fianco. «Oggi la percentuale dei nuclei composti da un’unica persona – precisa l’assessore all’Anagrafe Francesco Tresso – è pari al 48,3% del totale».

Questo cosa comporta per la città?
«Una Torino che vede sempre più solitudini – ci dice Tresso – deve imparare a leggere questo fenomeno per elaborare le proprie politiche, anche quelle urbanistiche, che favoriscano i luoghi di aggregazione e puntino sui servizi di prossimità.
Per esempio?
Deve tornare a puntare sul commercio di vicinato, dove le persone possano incontrarsi e avere un minimo di relazioni: sta diventando evidente l’anacronismo dei grandi centri commerciali, anonimi e lontani dalle case; ipermercati che sono stati moltiplicati negli ultimi decenni per assecondare operazioni finanziarie, non certo il bisogno di relazione delle persone, che vivono spesso in quartieri desertificati, con le saracinesche dei negozi falliti giusto a causa degli ipermercati.
La questione dei negozi e quali altre?
Dobbiamo favorire con molta più decisione i luoghi della socializzazione, su cui Torino ha saputo in passato essere innovativa: pensiamo alla rete delle Case di Quartiere e alle Parrocchie. Questi luoghi sono indispensabili (ci immaginiamo cosa sarebbe la città se non esistessero?) e chiedono di essere riconosciuti, sostenuti e valorizzati insieme alle case per anziani, le aule studio, i luoghi di co-working, le biblioteche aperte nelle ore serali… Anche le scuole, necessariamente ridimensionate nei numeri in decrescita degli allievi, possono diventare luoghi importanti di presidio e di socialità del quartiere.
Calano gli allievi e si fa un gran discutere sulle ragioni delle culle vuote, sul fatto che le coppie giovani non mettono al mondo figli. La solitudine va letta insieme agli altri fenomeni?
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