Da Assisi l’appello del Papa ai potenti della Terra

Leone XIV sta affidando ai giovani quella pace che i governanti non sembrano capaci di immaginare

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«Provate a immaginare, per un momento, il luogo dove ci troviamo, otto secoli fa…». Papa Leone – nella piazza della Porziuncola ad Assisi venerdì 6 agosto 2026 – si rivolge a migliaia di ragazzi e ragazze arrivati da tutta Europa, coetanei delle centinaia che si raccolsero intorno a San Francesco quando, nella pianura ai piedi del monte Subasio, era aperta campagna. Raccontano le fonti francescane: «… e stavano con tanto silenzio e con tanta modestia, che ivi non si sentía uno rumore». «Quel silenzio – spiega il Pontefice – è il contrario della guerra, con le sue violenze, grida e crudeltà. Le stuoie di quei frati, come oggi i vostri sacchi a pelo, raccontano la pace. Testimoniate la pace nell’Europa tentata da nazionalismi che strumentalizzano la religione. I cristiani sono all’opposto del fondamentalismo».

Sono passati 810 anni da quella notte del 1216, quando San Francesco d’Assisi ebbe nella Porziuncola la visione di Cristo e della Vergine Maria circondati dagli angeli. Il Signore gli domandò quale grazia desiderasse e il Poverello chiese il perdono completo per quanti, pentiti e confessati, avessero visitato quella piccola chiesa. Papa Onorio III concesse l’indulgenza che ancora oggi dà vita alla «festa del perdono», celebrata ogni anno il 2 agosto. E quest’anno, 800° della morte di San Francesco, si è svolto (3-6 agosto) il «GO! Franciscan Youth Meeting» raduno internazionale per riscoprirne il messaggio attraverso l’incontro, la preghiera e la festa.

«Ai cristiani sarà sempre più chiesto di diventare operatori di pace nelle società tentate di strumentalizzare la religione nella contrapposizione delle identità» dice ai giovani che invita «ad allargare la mente e il cuore, al di là di paure indotte dalla cattiva informazione e dai muri del pregiudizio per sottrarsi alla cultura della potenza. Da San Francesco imparate la radicalità evangelica, che è l’opposto del fondamentalismo: non rende ciechi e violenti, ma sensibili, attenti, e quindi umili, accoglienti verso tutti».

Rivolgendosi a Karolina, una giovane di Zagabria che gli ha fatto una domanda, Papa Prevost ricorda che la giovane proviene da «una regione dell’Europa che solo trent’anni fa ha conosciuto la guerra e il pericoloso intreccio tra confessione religiosa e nazionalismo. In realtà, la presenza dei Francescani ispirò per secoli il dialogo e aiutò la convivenza pacifica tra cattolici, ortodossi e musulmani. Essere oggi fedeli a questa tradizione significa andare controcorrente, lavorando alla purificazione della memoria e coltivando la riconciliazione».

E ancora: tra uomini e donne «non deve andare come tra i grandi della Terra e i potenti del mondo, che cercano visibilità e sovrastano gli altri; al contrario – come dice Gesù – “Chi vuole diventare grande tra voi sarà vostro servitore, e chi vuole essere il primo tra voi sarà schiavo di tutti” (Marco 10, 43-44)». San Francesco insegna «a non dominare, ma servire; non afferrare, ma ricevere; non trattenere, ma restituire ed è ciò che rende un popolo libero, un luogo di respiro e di salvezza. Ognuno ha un ruolo in questo cantiere sempre aperto. Abbiamo diverse responsabilità e vocazioni, ma camminiamo insieme, ispirandoci, aiutandoci e correggendoci a vicenda. È questo il Vangelo che annunciamo». Attorno a Gesù diventano fratelli e sorelle uomini e donne che altrimenti non si sarebbero mai incontrati o frequentati: «Questo è un miracolo che continua nelle nostre città, piene di muri invisibili che separano gli uni dagli altri. Quante discriminazioni e diseguaglianze possono finire subito, appena ci riconosciamo fratelli e sorelle!».

San Francesco ha intuito – e la sua lezione continua 800 anni dopo di lui – «che il Vangelo non è separabile dalle scelte di Gesù Cristo, il quale si è fatto povero per arricchirci: il Vangelo è la sua vita, il suo cammino, la sua incrollabile fiducia nel Padre. Se ci raduniamo nel suo nome, Gesù Cristo viene in mezzo a noi e la sua gioia, che ci riempie il cuore, è libera e sincera. Questa gioia evangelizza, più delle parole, e non si può nascondere». Papa Leone dispensa un altro pezzo di verità: «Si può non essere compresi, persino da quelli di casa, come avvenne a San Francesco. Eppure, sottrarsi alla cultura della potenza e abbattere i muri che separano fra loro gli esseri umani non è mai tradire la famiglia, la città, la tradizione, ma liberarle dai loro fantasmi, da nemici inventati per paura e ignoranza, dalla violenza con cui si vorrebbe imporre il proprio piccolo ordine su una realtà che da ogni parte ci supera. Come per Francesco e Chiara, è necessario ritrovare un mondo di fratelli e sorelle da apprezzare e servire, non da sfruttare e dominare. Non un mondo da difendere, ma da abbracciare».

I giovani riscoprono in San Francesco un maestro sempre attuale, capace ancora di parlare al cuore delle nuove generazioni e di indicare vie di riconciliazione, di custodia del creato e di autentica fraternità universale. Nella più grande basilica di Santa Maria degli Angeli il Papa celebra la Messa di fronte alla piccola chiesa della Porziuncola, contenuta nella chiesa più grande e luogo chiave per la Famiglia Francescana. Nel giorno della festa della Trasfigurazione del Signore (6 agosto) il Vescovo di Roma nell’omelia ricorda che in questi luoghi è iniziata la trasfigurazione di Francesco – che proprio nella Porziuncola è morto 800 anni fa -, di Chiara e poi di migliaia di altri giovani: «Hanno accolto il Vangelo sine glossa – noi diremmo: senza sconti – e la vita di Gesù è ricominciata in loro: la rivoluzione del Vangelo abbatte i muri che separano gli esseri umani». Invita i giovani a seguire Cristo, «a vincere la rassegnazione e la paura, a scrivere nuove pagine di storia». San Francesco è l’esempio da imitare: «L’Europa e il mondo cercano nelle nuove generazioni nuovi santi e operatori di pace, impegnati a servire la vita nei più tragici scenari di morte».

 

 

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