L’errore di colpire anche la Giustizia minorile

Analisi – Padre Tullio Locatelli, della Congregazione dei Giuseppini del Murialdo, interviene in merito al disegno di legge –  approvato dal Consiglio dei Ministri il 23 luglio – sull’imputabilità dei minori

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Gentile Direttore,

sono veramente rattristato da quanto sento su proposte di leggi punitive verso i giovani. Il Disegno di Legge approvato dal Consiglio dei Ministri il 23 luglio rimuove nei Tribunali dei Minori il dovere di accertare se i minorenni accusati di reato siano capaci di intendere e volere; si abbassa a 14 anni l’età di imputabilità dei ragazzi alla stregua degli adulti. Il Disegno di Legge vuole che la capacità di intendere e di volere del minorenne venga «presunta fino a prova contraria»: se passerà questa riforma sarà una grande sconfitta per il mondo dell’educazione, un gesto e un modo di ragionare molto lontano da quello dei nostri santi fondatori.

Farsi carico dei deboli, quindi anche dei «cattivi», è sempre stato la vera risorsa e l’unica risposta dei santi torinesi a chi è autore, ma anche vittima della propria violenza. Il minorenne che delinque è ancora un ragazzo, sta crescendo fra mille problemi e non può essere trattato come un adulto: finché possibile dev’essere affiancato e educato, lavorando sulla prevenzione prima che sulla punizione. La Chiesa, e non solo i pochi di sempre, dovrebbe levare la voce forte ed autorevole su questa deriva del «più castighi meglio è», facendo appello ad indirizzare risorse e possibilità per famiglia, scuola, spazi di aggregazione, ecc., quale segno di una società che non vuol perdere la sfida educativa.

Quale sguardo verso i giovani nasce in noi adulti a fronte di queste scelte? E quale sguardo dei giovani verso di noi adulti? Da queste impostazioni del discorso quale «sentire» nasce tra generazioni?

Se l’unico messaggio è «se sbagli ti punisco», non sarà possibile parlare di dialogo, intesa, comunicazione, perché abbiamo già alzato le nostre difese, abbiamo già detto che siamo su due fronti, contrapposti l’uno all’altro.

Si dice che i giovani devono capire che sono responsabili dei loro atti e di essi devono rispondere; giusto. Tuttavia quanta responsabilità in noi adulti se tanti giovani arrivano a comportamenti che sono da condannare?

I nostri santi sociali non hanno giudicato, hanno salvato; non hanno abbandonato, si sono fatti carico; non si sono girati dall’altra parte, si sono fermati da «amici, fratelli, padri».

Mi auguro che questa linfa di santità possa ancora alimentare le nostre famiglie religiose, per essere capaci di scelte coraggiose ed umili, in nome di una «Magnifica Humanitas» riconosciuta in ogni volto di giovane. San Leonardo Murialdo dice ancora: «ne perdantur» (affichè non si perdano»).

don Tullio LOCATELLI

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